sabato 7 giugno 2014

UN’ANTICHISSIMA FONTE PROTEICA: IL FORMAGGIO (Parte I)



Questo straordinario prodotto, che affonda le radici nella storia e nell’identità di ogni luogo di produzione, fu  inventato quasi 18.000 anni fa’ dai pastori della Mesopotamia, nella valle compresa fra il Tigri e l’Eufrate. Già nel 7000 a.C. le popolazioni asiatiche cominciarono ad addomesticare gli animali e le tribù, che migrarono in Europa, esportarono i loro usi e il loro bestiame: Con il diffondersi della pastorizia, è logico pensare che le risorse principali dell’uomo  fossero quelle derivanti dalla produzione di carne e latte. Il latte eccedente il fabbisogno familiare veniva destinato alla produzione di bevande lattiche acidificate, il cui scopo era quello di conservare il più possibile un prodotto facilmente deteriorabile. Con la produzione di bevande  a base di latte acidificato  comincia la storia della caseificazione e della produzione dei formaggi a pasta fresca e molle. Se ne
trovano tracce anche nei testi dell’Antico Testamento. Nel secondo libro di Samuele (17, 29) troviamo riportato, infatti, : “latte acido, formaggi di pecora  e di vacche per Davide e per la sua gente, perché si sfamassero.” Le  popolazioni ebraiche, quando si spostavano, mettevano il latte in otri fabbricati con lo stomaco delle pecore; durante il viaggio il latte si separava, per effetto del movimento, veniva scolato, fatto asciugare al sole e poi messo con il sale in vasi di terracotta, pronto per il consumo o la conservazione. L’arte della tecnica della caseificazione, come l’uso di cagli vegetali, furono messi a punto dagli Etruschi, popolo di pastori e trasmessa ai Romani, anch’essi dediti, inizialmente, alla pastorizia. Successivamente l’arte casearia venne sviluppata e affinata mantenendo, tuttavia, costanti gli elementi di base: latte, sale, caglio, calore. Poi questi elementi sono stati codificati dalle legislazioni nazionali che riservano la denominazione di “formaggio o cacio” al prodotto che si ricava dal  latte intero o parzialmente o totalmente scremato oppure dalla crema di latte, in seguito a coagulazione acida o presamica, con l’aggiunta di fermenti e di sale da cucina. L’odierno vocabolo “formaggio” è una derivazione dalla parola “formos” con la quale gli antichi Greci indicavano il paniere di vimini nel quale s’usava riporre il latte cagliato per dargli forma. Il “formos” greco divenne poi la “forma” dei Romani che, a sua volta, si trasformò , nell’antico francese, in “formage” per arrivare, infine, ad assumere le moderne versioni dell’italiano “formaggio” e del francese “fromage” I prodotti caseari variano secondo le zone, le usanze e le tecniche di lavorazione in cui s’intrecciano identità e vicende dei  vari  luoghi. Sono essi a conferire
gli aromi delle erbe e  dei fiori, la ricchezza dei fermenti e degli enzimi presenti nell’ambiente in cui si effettua la caseificazione. E’ questo plusvalore ambientale, storico e culturale che rende i latticini locali ineguagliabili nel gusto, a differenza di quelli industriali dal gusto omologato.
Data la grande varietà di pascoli ovini e caprini, in zone marginali e lontane da zone inquinate, i prodotti da essi derivati rappresentano, in gran parte, i più genuini nella classifica dei formaggi, per quanto riguarda il latte. Per la cagliatura del formaggio pecorino si fa scaldare il latte in apposite caldaie fino al massimo di 40 gradi, poi si toglie dal fuoco e si aggiunge caglio di agnello nella proporzione di grammi dai 15 ai 75 per ogni 100 litri di latte, oppure caglio liquido , in proporzione di 20 – 25 grammi per ogni cento litri. Dopo 15 o 20 minuti la massa si coagula e si ha la cagliata che si raccoglie e si deposita in fondo alla caldaia, dopo che è stato tolto il siero. Quindi si comprime a mano nelle fiscelle. Queste si rivoltano spesso durante le prime dieci ore e dopo 48 e anche 72 ore si passa alla salatura. Per le forme piccole bastano tre salature, ma per le grandi se ne fanno anche 4 e anche 5. Da 100 litri di latte si hanno da 21 a 25 Kg di formaggio fresco che, a maturità completa, scende a 20 -18 Kg. Un latte molto saporito e leggero è quello caprino, facilmente digeribile, grazie alla dimensione dei globuli di grasso e dei coaguli minuti che forma durante la caseificazione. Si tratta di un latte che non reca traccia degli ormoni di cui vengono pompate le bestie da allevamento.
Il cacioricotta con solo latte intero di capra si distingue per il colore bianco opaco a causa della mancanza di carotene  e da un impasto molto compatto  che consente di grattugiarlo anche dopo un giorno dalla produzione. I formaggi vaccini, bufalini  e a latte misto, per la dislocazione dei pascoli, in zone foraggere non sempre indenni da vari tipi d’inquinamento, potrebbero risultare non del tutto sicuri. Nella classificazione in base alla percentuale di grasso, si distinguono: formaggi grassi con percentuale superiore al 42%, semigrassi dal 20% al 42%, magri meno del 20%, ottenuti con latte scremato. Molto magre sono le ricotte, che si ottengono dal siero e non dal latte. Tra i formaggi freschi, la mozzarella risulta grassa rispetto allo stesso peso di formaggi stagionati. L’elevata concentrazione di proteine, sali minerali, grassi, fosforo, calcio e vitamina D, rendono il formaggio
un alimento adatto a soddisfare le esigenze di crescita degli adolescenti e di protezione e mantenimento della salute degli adulti.  Le sostanze grasse fanno lievitare notevolmente il valore
energetico: 100gr. di formaggio con il 20% di grasso e il 16% di proteine forniscono circa 245 calorie, mentre 100gr. di formaggio con il 32% di grasso e il 18% di proteine ne danno circa 370. La digeribilità delle proteine del formaggio è abbastanza elevata (97% circa), ma con la maturazione aumenta, perciò i formaggi stagionati sono più digeribili di quelli freschi. 

Domenica Terrusi

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