Un altro antico legame tra i riti di rinascita della natura
e i moti di rinnovamento sociale e politico, si può
ravvisare nella
storica vicenda dell”Albero della Libertà”, piantato nelle
piazze di vari paesi del Regno di
Napoli, al tempo della Repubblica Partenopea. La
consuetudine sopravvisse fino alla metà dell’800 , in
alcune località ove, all’ombra dell’albero della libertà (
per lo più un tronco d’ulivo o di pino)
gli sposi
compivano tre giri intorno ad esso pronunciando la formula:
“ Albero mio fiorito, tu sei la moglie ,io
sono il marito” e l’altra: “ Albero dalle foglie, tu sei il
marito, io sono la moglie”.
Lo spazio del pensiero magico comprende anche quello dell’olio,
simbolo della vita, tant’è vero che,
secondo la convinzione popolare, quando uno muore,vuol dire
che”Jè speccète l’uègghj a làmbe” – è finito
l’olio nella lampada che rappresentava la sua vita.
Annoverato tra i medicinali sacri, l’olio è utilizzato in
vari modi nella farmacopea contadina , come si evince
da vari detti
popolari:
Uègghj d’alìj e ogni
mèle pìgghj vìj
Con l’olio d’oliva ogni male sparisce
L’uègghj de lùme ogni
mèle chenzùme
L’olio caldo della lampada distrugge ogni male
Uègghj da jìndre e
uègghj da fòre e ogni mèle se ne vòle
Con l’uso dell’olio, internamente ed esternamente, i malanni
spariscono.
L’uègghj e l’àgghj
accìdene i vjìrme
L’olio e l’aglio ammazzano i vermi.
Con tante risonanze, incarnate nello spazio e nel tempo, sul
versante storico, culturale, sociale,
produttivo
e territoriale, l’Ulivo, questo incanto vegetale, va
preservato come Patrimonio dell’Umanità, come coltura
unica al mondo, combattendo con tutte le forze il turpe mercato che trasforma i nostri ulivi in
piante
ornamentali per i giardini degli arricchiti del Settentrione
e finanche dell’Europa, insieme alle chianche delle
strade e dei muretti a secco. Dobbiamo difenderlo, a spada
tratta, come elemento identificativo del
nostro
territorio,da cui spingere lo sguardo verso orizzonti più
ampi su cui proiettare le nostre aspirazioni.
Domenica Terrusi
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