Nella Bibbia la virtù spirituale era raffigurata da un
candelabro d’oro posto tra due ulivi e, quando
l’arcangelo Gabriele era apportatore di pace ,era raffigurato
con un ramoscello di ulivo e non con il giglio
simbolo di purezza. Presso gli Ebrei l’olio cosiddetto
“santo”era usato nei sacrifici quotidiani delle pratiche
di culto,come combustibile per le lampade del Tabernacolo nel
Tempio.
L’olio di unzione era
un’essenza odorosa composta da Mosè ( mescolando mirra, cinnamomo, e canna
odorosa con l’olio puro d’oliva)per consacrare i re, i pontefici e i gran sacerdoti oltre ai
vasi e gli strumenti
di culto. L’unzione
del capo con olio, ai tempi di Gesù, era considerato un atto di cortesia verso
gli ospiti :
“Oleo caput meum non unxisti” ( Luca, VII,46).. La Bibbia
ricorda che l’olio d’oliva era anche usato, sia dagli
uomini che dalle donne, come cosmetico per l’abbellimento
della persona.
Nel Talmud, l’olio d’oliva insieme al sale ed al lievito era
ritenuto un mezzo terapeutico importante
per le
malattie delle gengive, ed era diffusissimo l’impiego
terapeutico nella medicazione delle ferite. Nella parte
relativa alle cure igieniche dei bambini era prescritto –
come ottimo trattamento – il lavaggio con acqua
calda e l’unzione con olio. Nelle preghiere dei primi cristiani si fa
riferimento all’olio come substrato
mistico,capace di santificare e guarire dalle malattie oltre che come
alimento: “ O Dio, tu santifichi l’olio e
lo dai per la santità di coloro che lo usano e lo
ricevono; con esso tu hai conferito
l’unzione ai re, ai
sacerdoti ed ai profeti, fa’ che procuri anche il conforto a
coloro che lo assaggiano e la salute a coloro
che
ne fanno uso”.
Leggende sacre e profane, riti religiosi e simbolici, credenze mistiche
e raffigurazioni
mitologiche avvalorano l’importanza storica della coltura
dell’ulivo e attestano la sua antica origine e
diffusione, la sua affermazione nei secoli in una posizione
ricca di significati non soltanto
materiali. E’
un prodotto di una ricca simbologia magica e religiosa , radicata
profondamente nella vita spirituale dei
popoli che sono venuti in contatto con esso. L’ulivo,
simbolo di Cristo , come albero della
Misericordia,
trasformato nella
Croce, allude al Salvatore,come albero cosmico, asse del mondo, che collega cielo, terra
ed inferi. La domenica delle Palme si usa portare nelle case e scambiarsi rami
di ulivo benedetto , a ricordo
dell’ingresso del Signore a Gerusalemme, salutato dal popolo
con rami d’ulivo o di palma , come pegno di
riconciliazione tra Cristo e gli uomini. I contadini, ancora
oggi, portano a benedire i ramoscelli d’ulivo, il
giorno delle Palme, per collocarli sui pagliai, nelle
stalle, in mezzo ai campi, negli orti e sulle testate dei letti.
Essi sono ritenuti efficaci per ristabilire buoni rapporti
tra gli uomini, per allontanare le tempeste, per far
cessare la grandine, per scansare i fulmini, per far morire
le talpe , i topi e le cavallette.
Jòsce so i Pàlme
benedìtte
Oggi sono le Palme benedette
E nò jè tjìmbe de stè
nemìsce.
E non è tempo di rimanere nemici.
So i Tùrche e fàscene
a pèsce,
Perfino i Turchi fanno pace,
Chèsse jè a pàlme e
ffè accòme te pièsce.
Questa è la mia palme e fai come ti piace.
Quànne arrìve chèdda dìa sànde,
Quando arriva quel giorno santo,
Agghia preparè na
bèlla pàlme,
Devo preparare una bella palma,
L’àgghia ‘ndreccè
d’òre e d’argjìnde
La devo intrecciare d’oro e d’argento
E ‘nge l’è purtè a ci me dè turmjìnde.
E gliela devo portare a chi mi procura tormenti.
‘Nge l’è purtè
all’amòre mìj che fè a pèsce.
Gliela devo portare al mio amore per fare la pace.
Jìndr’a sta pàlme stè
u còre mìj,
In questa palma sta il cuore mio,
Fascìme a pèsce ,che
l’amòre de Dìj
Facciamo la pace, per amore di Dio.
Alla sacralità dell’olio è legata la tradizione locale di
assaggiare l’olio nuovo ,il giorno di San Nicola, per
friggere le pettole, un’offerta votiva che si ripete la
vigilia dell’Immacolata, protettrice dei frantoi ani che,
nel giorno della festa a lei dedicato, interrompono ogni
attività
Jì sènde l’addòre, jì
sènde l’addòre,
Io sento l’odore, io sento l’odore,
Stòne i pèttele
jìndr’a fressòle,
Stanno le pettole nella padella,
Jì sènde l’addòre e
me sènde de murì,
Sentendo l’odore, mi sento di morire,
Dàmme do pèttele e
fàmmene scì.
Dammi un po’ di pettole e fammene andare.
Domenica Terrusi
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