Gli ulivi sono alberi che testimoniano la storia e la geografia del territorio in
cui giganteggiano in regale
convivenza con il sole, con il vento, con il cielo, con la
terra, con gli animali. Maestose
gallerie di questi
Illustri documenti vegetali, prorompenti di vita,
rappresenta no la chioma rigogliosa
della nostra terra e
e ci parlano con una voce primitiva di tutti gli
apporti culturali confluiti nella formidabile eredità storica
che ci tocca difendere con accanimento da tutte le possibili
forme di aggressione e di mutilazione. Alberi
piantati secoli or sono, alti decine di metri, con radici
mostruose, dai tronchi mastodontici, spropositati,
che impediscono a due - tre uomini, che si tengono per mano di abbracciarli,
si portano il peso degli anni
nella nodosità dei rami oltre che in quella, quasi
antropomorfa, del tronco.
Considerandoli dimora degli spiriti della vegetazione, i
popoli antichi ritenevano che gli ulivi
secolari,
abbracciati intensamente, garantissero una buona riuscita
negli affari , rendessero feconde le donne
e
dessero benessere alla comunità. Con i loro rami
protesi verso il cielo, questi ulivi
immani rubano il potere
divino e lo trasmettono agli uomini con i loro frutti. E, di fronte a
grandi estensioni di questi alberi
nobilissimi, dai riflessi argentei, si ha l’impressione
di percepire l’essenza del la loro sacralità.
Una tradizione sull’origine dell’ulivo risale al padre Adamo. Il grande patriarca, prossimo a morire a 930
anni d’età , ricordò che il Signore gli aveva promesso
“l’olio della misericordia” insieme alla
sua redenzione
e a quella dell’umanità, per cui mandò il figlio Seth sulla
montagna del Paradiso terrestre, guardato da un
Cherubino. Pregato da Seth, il Cherubino prese dall’albero
del bene e del male tre semi da riporre prima del
seppellimento nella bocca del padre morto; così fu fatto e
subito dopo i tre semi germogliarono e si
svilupparono tre arboscelli: uno di ulivo, uno di cedro e
l’altro di cipresso. L’ulivo era considerato anche
l’albero della saggezza. Nel libro dei Giudici (IX,8 -9) è
riportato un apologo secondo il quale un giorno gli
alberi, desiderosi di eleggersi il Re, si rivolsero
innanzitutto all’ulivo; questi saggiamente
rifiutò la carica,
affermando che era
già troppo gravosa e importante la missione affidatagli da Dio a vantaggio
degli
uomini, perché
potesse essere distratto dalle cure che comporta il governo. Anche un antico mito greco
presenta questa pianta, come il dono di una divinità sapiente. Il mito tramanda
che,insorta una contesa
presso gli dei dell’Olimpo, tra Poseidone e Pallade, in merito alla signoria dell’Attica, Giove
stabilì che
avrebbe concesso il dominio a chi avesse presentato il dono
più utile per l’umanità.
Poseidone presentò impetuosi cavalli marini , veloci
come il vento. Pallade presentò,invece, un ramoscel-
lo d’ulivo con i frutti.
Il padre degli Dei dichiarò vincitrice Pallade,divenuta protettrice di
Atene e dei
suoi abitanti, ai
quali insegnò la maniera di tessere la tela e quella di piantare l’ulivo e di
spremerne il
succo dal frutto. L’origine tradizionale dell’ulivo in
Grecia, come opera di Pallade – Minerva
fu accettata poi
da molti: da Virgilio che,nel libro I delle Georgiche,
cantò” Oleaque Minerva inventrix” e da Dante che
tramandò come Minerva piantò l’ulivo sul Partenone, ulivo
miracoloso che, dopo essere stato bruciato per
l’incendio di Atene, rigermogliò e nello stesso giorno
crebbe di due cubiti. Anche Mercurio era
rappre-
sentato incoronato di ulivo, simbolo della pace
necessaria ai commerci. Presso
gli antichi Elleni l’ulivo era
considerato anche simbolo di vittoria, per cui usavano
incoronare i vincitori dei giochi olimpici con
ghirlande di rami d’ ulivo, presi dall’albero sacro,
piantato dalla dea Minerva e denominato
“
callistophanes”, ulivo dalle belle ghirlande. Ai vincitori
delle gare veniva donata, in premio, anche una
considerevole quantità di olio, con cui gli atleti si
ungevano il corpo prima e dopo le gare. Anche i Romani ,
dopo la battaglia del
lago Regillo, combattuta contro i Latini, tornarono all’Urbe ,recando
ramoscelli d’ulivo
come simbolo di vittoria e di pace. Come riferisce Plinio ,
s’incoronavano con ramoscelli d’ulivo
gli
ambasciatori incaricati di chiedere la tregua e di trattare la pace dopo ogni guerra. In
Roma gli sposi
portavano corone d’ulivo ed allo stesso modo venivano
incoronati i morti per indicare , dice
Artemidoro
(IV,59), che essi erano vincitori nella lotta della
vita. Si aveva anche la convinzione che l’olio
avesse tanta
potenza contro il furore delle acque che, versato sulle onde
agitate del mare,facesse cessare le tempeste.
Gli ulivi erano
considerati alberi sacri, venerati e protetti da severe leggi; chi osava svellerne uno ,senza
autorizzazione, era punito con l’esilio e la confisca dei
beni. Ogni ateniese non poteva abbattere
più di due
ulivi di sua proprietà, pena esorbitanti multe.
Domenica Terrusi
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