sabato 7 giugno 2014

Simbologia dell’Ulivo (Parte I )



Gli ulivi sono alberi che testimoniano  la storia e la geografia del territorio in cui giganteggiano in regale
convivenza con il sole, con il vento, con il cielo, con la terra, con gli animali.  Maestose gallerie di questi
Illustri documenti vegetali, prorompenti di vita, rappresenta no  la chioma rigogliosa della nostra terra e
e ci parlano con una voce primitiva di tutti gli apporti  culturali confluiti nella  formidabile eredità storica
che ci tocca difendere con accanimento da tutte le possibili forme di aggressione e di mutilazione. Alberi
piantati secoli or sono, alti decine di metri, con radici mostruose, dai tronchi mastodontici, spropositati,
che impediscono a due -  tre uomini, che si tengono per mano di abbracciarli, si portano il peso degli anni
nella nodosità dei rami oltre che in quella, quasi antropomorfa, del  tronco.
 Considerandoli  dimora degli spiriti della vegetazione, i popoli antichi ritenevano  che gli ulivi secolari,
abbracciati intensamente, garantissero una buona riuscita negli affari , rendessero feconde le donne  e
dessero benessere alla comunità. Con i loro rami protesi  verso il cielo, questi ulivi immani  rubano il potere
divino e lo trasmettono agli uomini con i loro frutti.  E, di fronte a  grandi estensioni di questi alberi
nobilissimi, dai riflessi argentei, si ha l’impressione di  percepire l’essenza del la loro  sacralità.
Una tradizione sull’origine dell’ulivo  risale al padre Adamo.  Il grande patriarca, prossimo a morire a 930
anni d’età , ricordò che il Signore gli aveva promesso “l’olio della misericordia” insieme  alla sua redenzione
e a quella dell’umanità, per cui mandò il figlio Seth sulla montagna del Paradiso terrestre, guardato da un
Cherubino. Pregato da Seth, il Cherubino prese dall’albero del bene e del male tre semi da riporre prima del
seppellimento nella bocca del padre morto; così fu fatto e subito dopo i tre semi germogliarono e si
svilupparono tre arboscelli: uno di ulivo, uno di cedro e l’altro di cipresso. L’ulivo era considerato anche
l’albero della saggezza. Nel libro dei Giudici (IX,8 -9) è riportato un apologo secondo il quale un giorno gli
alberi, desiderosi di eleggersi il Re, si rivolsero innanzitutto all’ulivo; questi saggiamente  rifiutò la carica,
 affermando che era già troppo gravosa e importante la missione affidatagli da Dio a vantaggio degli
uomini,  perché potesse essere distratto dalle cure che comporta  il governo. Anche un antico mito greco
presenta questa pianta, come il dono  di una divinità sapiente. Il mito tramanda che,insorta una contesa
presso gli dei dell’Olimpo, tra Poseidone e Pallade,  in merito alla signoria dell’Attica, Giove stabilì che
avrebbe concesso il dominio a chi avesse presentato il dono più utile per  l’umanità.
 Poseidone  presentò impetuosi cavalli marini , veloci come il vento. Pallade presentò,invece, un ramoscel-
lo d’ulivo con i frutti.  Il padre degli Dei dichiarò vincitrice Pallade,divenuta protettrice di Atene  e dei
 suoi abitanti, ai quali insegnò la maniera di tessere la tela e quella di piantare l’ulivo e di spremerne il
succo dal frutto. L’origine tradizionale dell’ulivo in Grecia, come opera di Pallade – Minerva  fu accettata poi
da molti: da Virgilio che,nel libro I delle Georgiche, cantò” Oleaque Minerva inventrix” e da Dante che
tramandò come Minerva piantò l’ulivo sul Partenone, ulivo miracoloso che, dopo essere stato bruciato per
l’incendio di Atene, rigermogliò e nello stesso giorno crebbe di due cubiti. Anche Mercurio era  rappre- 
sentato incoronato di ulivo, simbolo  della pace  necessaria ai commerci.  Presso gli antichi Elleni l’ulivo era
considerato anche simbolo di vittoria, per cui usavano incoronare i vincitori dei giochi olimpici con
ghirlande di rami d’ ulivo, presi dall’albero sacro, piantato dalla dea Minerva  e denominato “
callistophanes”, ulivo dalle belle ghirlande. Ai vincitori delle gare veniva donata, in premio, anche una
considerevole quantità di olio, con cui gli atleti si ungevano il corpo prima e dopo le gare. Anche i Romani ,
dopo la battaglia del  lago Regillo, combattuta contro i Latini, tornarono all’Urbe ,recando ramoscelli d’ulivo
come simbolo di vittoria e di pace. Come riferisce Plinio , s’incoronavano con ramoscelli d’ulivo  gli
ambasciatori  incaricati  di chiedere la tregua  e di trattare la pace dopo ogni guerra. In Roma gli sposi
portavano corone d’ulivo ed allo stesso modo venivano incoronati i morti  per indicare , dice Artemidoro
 (IV,59),  che essi erano vincitori nella lotta della vita.   Si aveva anche la convinzione che l’olio avesse tanta
potenza contro il furore delle acque che, versato sulle onde agitate del mare,facesse cessare le tempeste.         
Gli  ulivi erano considerati alberi sacri, venerati e protetti da severe leggi;  chi osava svellerne uno ,senza
autorizzazione, era punito con l’esilio e la confisca dei beni.  Ogni ateniese non poteva abbattere più di due
ulivi di sua proprietà, pena esorbitanti multe. 

Domenica Terrusi

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