sabato 7 giugno 2014

L’ulivo: Albero maestro della Storia (Parte I )



Qualcuno sostiene che i paesi del Mediterraneo siano riconoscibili per la presenza continua degli ulivi, da
quelli pugliesi, di forma ciclopica, agli olivi ornamentali e ricchi di fogliame della Grecia, a quelli bassi e poco
frondosi nelle radure infinite del Magreb. L’ulivo è l’albero più fruttifero del Mediterraneo, ma anche quello 
più caratteristico, prescelto dai climatologi per definire il clima tipico di una vasta area della zona
temperata. La sola pianta viva nell’estate, oltre la vigna, che  ha favorito gli incontri tra i popoli rivieraschi
con il commercio del prezioso liquido ambrato, fonte di luce,ricchezza delle mense, balsamo dei corpi,
estrema unzione dell’anima nel viaggio verso l’al di là. L’ulivo è perciò uno dei pochi alberi indigeni del
Mediterraneo, la pianta più antica e più utile. Benché derivante dall’Oriente , il maggior concentramento
dell’ulivo è avvenuto nell’Ovest, nelle tre grandi penisole europee e  nei territori settentrionali dell’Africa.
Avversità di clima e di composizione del terreno hanno gradualmente escluso  l’ulivo dai paesi asiatici,
concentrandolo nei paesi occidentali, dove minori sono gli sbalzi di temperatura, più regolari le
precipitazioni atmosferiche, meglio curati gli alberi nella tecnica di coltivazione e di produzione. Seguendo
le migrazioni fenicie e greche l’ulivo, da Cipro e dalle isole egee, si estese alla Grecia e in tutte le colonie
fenicie e greche. Verso la fine dell’età romana repubblicana, l’ulivo coltivato aveva raggiunto la sua
massima espansione , raggiungendo le dimensioni  del territorio imperiale di Roma. E’ tuttora oggetto di
dibattito l’epoca della comparsa in Europa. Si è ammesso che la culla dell’ulivocultura  siano state la Siria e
la Palestina, l’antico paese dei Filistei che, nei tempi lontani, figura come straordinariamente ricca di uliveti
( Fisher) e che sia stata diffusa in Occidente dai Greci migratori. Ma l’ipotesi più accreditata è che la
diffusione dell’ulivo sia stata principalmente opera dei Fenici, fin dai tempi pre-omerici.  Presso questo
popolo di trafficanti si riteneva che l’introduzione dell’olio  d’oliva, definito  -  oro liquido – fosse opera di
Mercurio , dio dei commerci.                                                                                                                          
Nell’antichità l’olio era ritenuto un insostituibile genere di prima necessità, perciò oggetto di transazioni
fiscali, sotto forma di decime e di tributi, imposti dai vincitori ai vinti. Dal punto di vista delle colture, esse  
risalgono, comunque, ai Babilonesi,  agli Egiziani, ai Fenici ed agli Ebrei.                                                                                                                         
Risale ad Hammurabi lo scritto più antico, che parla di olio d’oliva, del suo commercio e delle sue
sofisticazioni.  Lontane tradizioni hanno segnalato la presenza di ulivi negli altipiani desolati dell’Armenia,
da dove la colomba tornò con un ramoscello della pianta all’arca di Noè, salvata dal diluvio.                           
Gli Egiziani usavano olio di varie origini: di rafano, di sesamo,di gramigna, di ricino, di cartamo ecc. Soltanto
dopo la XVIII  dinastia, verso il 1400  a.C., fu introdotto l’uso dell’olio d’oliva che, però, rappresentava
sempre una costosa rarità. L’importazione avveniva dall’Attica ed è documentato che Platone, nel suo
viaggio    d’istruzione in Egitto,portò un carico d’olio d’oliva per compensare i sacerdoti di Eliopoli, che gli            
avevano comunicato cognizioni filosofiche  da lui ignorate.
E’ verosimile che gli  Etruschi abbiano conosciuto prima dei Romani la pianta dell’olivo e l’uso dell’olio, dato
lo sviluppo dei commerci con il mondo fenicio e greco, tuttavia l’olivicoltura venne introdotta successiva-
mente.                                                                                                                                                                                        
L’olio era un prodotto d’importazione, quando già la vite prosperava diffusamente in Toscana, al
tempo degli Etruschi.  Ma Plinio ritiene che  la diffusione della pianta dell’ulivo sia avvenuta, sotto Tarquinio
Prisco, un re etrusco.  Sembra che la prima regione che in Italia accolse l’ulivo fu la Sicilia celebre
per gli uliveti di Agrigento, mentre ai tempi della Magna Grecia erano famosi gli uliveti di Crotone, in
Calabria. In questa città, nel V sec. A. C.  furono coniate due monete con rami d’ulivo. Dal Sud verso il Nord
l’olivicoltura risalì poi la penisola. Presso i Romani l’olio d’oliva  era molto apprezzato e si vendeva a
carissimo prezzo. I mercanti, che ne facevano commercio, si riunivano nel Velabro, presso l’Aventino, e si
accordavano per la vendita a prezzo esorbitante, da ciò il proverbio di Plauto. “”In Velavre olearii” per
indicare persone che  si accordavano per agire disonestamente o per cospirare. Comunque l’olio  era 
considerato più un lusso che un prodotto necessario alla vita di tutti i giorni. Secondo Plinio ne era vietato
l’uso  come combustibile. SI riteneva che il  legno d’ulivo, resistente a qualsiasi agente distruttivo, fosse tra i
più durevoli nel tempo. Le statue degli dei si facevano di legno  d’ulivo, per significare la bontà che è
propria degli dei.  La clava di Ercole come quella di altri eroi  e come gli scettri dei re erano tradizionalmente 
fatti di ulivo selvatico. L’ulivo era anche considerato simbolo di fecondità e di rinascita . Il talamo di Ulisse
era stato costruito dall’eroe su un antico ulivo e la conoscenza di questo segreto nuziale fu  tra  i segni  che
 convinsero  Penelope dell’identità del marito  
 L’arbusto dell’ulivo comprende due grandi gruppi: quello selvatico degli oleastri ( olea oleaster o silvestris )     
e il gruppo degli ulivi coltivati (olea sativa)  con drupe polpose, commestibili  (se addolcite) e capaci di pro-
durre oli per l’alimentazione, l’illuminazione, la lubrificazione,la cosmesi ed altri usi.
 L’olea sativa e l’olea selvatica discendono dall’olea proxima, rinvenuta allo stato fossile nei terreni
ecocenici di  Aix, nel centro-sud della Francia, nei terreni pliocenici di Mongardino presso Bologna e nelle
stazioni  neolitiche di El Gareel  nella Spagna. Tutti questi resti fossili presentano  le caratteristiche dell’ulivo
diffuso attualmente. In talune regioni l’olio d’oliva ha potuto mantenere  sempre  la sua posizione ed il suo
primato economico : in Tunisia, in Grecia, nella Spagna, nella Puglia, nella Calabria, l’economia degli abitanti
è ancora, in parte, legata all’andamento della produzione olearia.   


Domenica Terrusi

Nessun commento: