Proprio mentre si girava ”Sangue e Arena” nel mensile Fhotoplay dell’aprile 1922, apparve un vile articolo denigratorio sullo “Sceicco”, che definiva la madre di Valentino “una maccarona” e, come se non bastasse, nel successivo numero di luglio, pubblicava una sequela d’insulti contro il divo, ormai affermato: “ Odio Valentino. Tutti gli uomini odiano Valentino. Odio il taglio orientale dei suoi occhi. Odio il suo naso classico: Odio la sua faccia romana. Odio il suo sorriso. Odio i suoi denti scintillanti. Odio i suoi capelli di copale. Odio il suo sguardo. Lo odio perché balla troppo bene. Lo odio perché è un dritto. Lo odio perché è un malverersatore di cuori. Lo odio perché è un baciatore troppo in gamba. Lo odio perché è un protagonista maschile accanto a Gloria Swanson. Lo odio perché è troppo bello!”
In verità, l’americano medio non riusciva ad imitarlo nel suo modo di corteggiare ,pieno d’attenzio ni, di pazienza e tenerezza, la qual cosa era motivo di gelosia ed inibizione, mentre, per il pubblico femminile, rappresentava qualcosa di misteriosamente avvincente cui non sapevano rinunciare, pretendendo che mariti rimanessero amanti e che l’aspetto romantico del loro rapporto non finisse con il matrimonio. Il 1922 fu per Valentino un anno davvero eccezionale: visse drammaticamente perfino un soggiorno nelle carceri americane, per bigamia. Non aveva fatto trascorrere l’anno previsto dalla legge americana, dal divorzio con Jean Acker per sposare Natacha Rambova. La deposizione in suo favore della ex moglie gli abbreviò la detenzione. Ma, anche se la sentenza di divorzio era stata favorevole a Valentino, poiché fu accertato che era stata Jean Acker ad abbando narlo, dovette sborsare ben 12.000 dollari come “dono d’addio”. La somma fu anticipata da Lasky, poiché Valentino era schiacciato dai debiti contratti per l’assistenza legale. Dal punto di vista economico quello fu un periodo molto difficile. Se si vuol dar credito a quanto asserito dalla Rambova nelle citate “Memorie” andavano avanti “ad amore e spaghetti” L’immenso successo di “Sangue e Arena” rese furente Valentino che non riteneva giusto il suo magro compenso di 5.000 dollari al mese. Gridò tutta la sua indignazione per quel contratto da strozzini e abbandonò la Para mount, lasciando interdetto Lasky. Ma il suo contratto, da lui interrotto illegalmente, gli vietava di lavorare con altri produttori, come Lasky gli aveva ricordato. Fu lui stesso, che accompagnò un’ingiunzione successiva con una borsa contenente delle mazze da golf dorate e l’offerta di 7.000 dollari settimanali di aumento. Ma Valentino non cedette, forte dell’interesse che il pubblico mani
festava per ogni sua iniziativa. Collaborò alla stesura di una sua autobiografia, alquanto fantasiosa e scrisse un libro di poesie: “Psichica Day Dreams” ispirata da presunte comunicazioni medianiche con persone di cui compaiono solo le iniziali. Partecipò ad una trasmissione radiofonica, prima del Natale 1922, intitolata “La verità su di me”. Tacciando l’industria cinematografica di produrre film ,che rappresentavano uno sfacciato insulto all’intelligenza del pubblico e falsavano la sua immagi ne, secondo la quale lui risultava affetto da indolenza, soggetto al dominio di una donna, mentre pi gro e ozioso, disteso su comodi divani pieni di cuscini di seta, fumava sigarette profumate, come uno sceicco. Valentino stava attraversando un periodo denso di preoccupazioni: doveva a Lasky 70.000 dollari, mentre i suoi debiti aumentavano per la principesca casa in costruzione a Holly wood. Un certo George Ullmann, agente di pubbliche relazioni, organizzò per la coppia Valentino Rambova una tournèe per l’America, in carrozza ferroviaria. Per 7.000 dollari la settimana balla vano e cantavano, facendo la pubblicità a profumi e creme di bellezza. Valentino riuscì a guada gnare 10.000 dollari a disco, mentre il numero degli ammiratori cresceva ogni giorno di più. Im pressionato da quel successo, Lasky si adoperò per fargli firmare un contratto per girare due film a 7.000 dollari la settimana, previa approvazione sua di soggetti, interpreti e registi. Natacha, che aveva risposato nel marzo 1923, fu scelta per la direzione scenografica. La cerimonia nuziale era stata celebrata con il gusto pacchiano, che accompagnava e dominava le celebrità di Hollywood in tutte le manifestazioni, tra flash di cameramen e foto-reporter, davanti al pastore Crown Point. Valentino aveva 27 anni, Natascia 26; felici ed entusiasti, dopo tante dure prove, gli sposi partirono per l’Europa. “La luna di miele da un milione di dollari”come venne definita dai giornali di tutto il mondo, fu un pellegrinaggio nei luoghi delle gioie passate e delle gioie future. I reportages delle tappe del loro viaggio a Londra, a Parigi, in Spagna, in Marocco, in Italia, vennero dati in pasto alla curiosità della gente con dovizia di particolari, spesso enfatizzati o addirittura inventati. Valentino ebbe modo di constatare che la sua notorietà era ormai cresciuta a fama internazionale. Riconosciuti ovunque si recassero, circondati da una tale frenesia di curiosità da bloccare il traffico, sia a Londra che a Parigi, ove Rudy potette rivivere tutto l’entusiasmo e il fascino della giovinezza, appena tra scorsa. A Londra, nella sua stanza dell’Hotel Savoy, dopo essere sfuggito all’assedio di curiosi e giornalisti, a cui concesse interviste e svelò i suoi progetti , trovò una sconosciuta che, superato ogni sbarramento, era penetrata a viva forza nel salotto, per salutarlo ed ascoltare la sua voce. Appena lo vide, si presentò: era Margareth Murray, giovane vedova di un capitano scozzese, che lo amava con misticismo e dolcezza, senza nulla pretendere, se non uno sguardo e una parola di comprensione fra terna.Valentino l’ascoltò, la rasserenò e la incoraggiò, illuminando la solitudine della sua misera vi ta, che trascinò fino alla morte del suo idolo: appena appresa la notizia del suo decesso, lo raggiunse nell’al di là con un colpo di pistola. Ma, se ovunque era stato accolto con entusiasmo, in Italia, al confine di Ventimiglia, fu bloccato per alcuni pacchetti di sigarette. Qui i suoi film non erano anco ra conosciuti. Egli stesso osservò: “Qui risulto sconosciuto per i film, come i film (alla mia parten za) erano sconosciuti a me”. Mussolini non trovò il tempo per incontrarlo, comunque fu invitato a pranzo da Gabriele D’Annunzio. L’incontro, a Milano, con la sorella Maria fu commovente, ma anche imbarazzante per le due cognate: l’una elegante e profumatissima, Maria modesta e impacciata. Dopo aver visitato Siena, Firenze, Pisa, approdò a Roma , dove furono ospitati dal barone Fassini e assistettero, sorpresi e frastornati, ad una ripresa del film di produzione italo-tedesca “Quo vadis”, di cui era attore protagonista Emil Jaunings. Con lui e la moglie, Valentino e Natacha pranzarono in un ristorante a Villa Borghese. Quando, dopo dieci anni di assenza, l’attore ormai famoso decise di tornare a Castellaneta, Natacha preferì rimanere a Roma; l’accompagnò la zia della moglie che, sin dall’inizio della loro relazione, ne aveva condiviso sogni ed ansie. Nel suo paese natale, dovette constatare che, per quelli che l’avevano conosciuto, era rimasto Rodolfo Guglielmi, un nome che non significava nulla d’importante. Compaesani che lo videro e lo riconobbero raccontano che Valentino, dopo aver fatto visita ad alcuni amici di famiglia, andò a salutare il suo barbiere, che rimase lusingato e commosso per l’attenzione riservatagli. La Rambova scrisse, a proposito, nelle sue “Memorie”: “Dopo circa due settimane, Rudy e la zia ritornarono. Erano stremati e felici di essere tornati da un viaggio che, da quel che potevo dedurre, era stato più polvere e noia che piaceri”.
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