martedì 10 maggio 2011

Dure esperienze in terra straniera

Durante l’espletamento delle pratiche formali all’ufficio immigrazioni, ebbe qualche attimo di esitazione nel dichiarare sulla scheda la professione da attribuirsi, poi scrisse: “Agriculturist”- agricoltore, riferendosi all’ipotetico diploma di agronomo. Ultimate le necessarie formalità, si avventurò nella città di New York, rimase frastornato dalla vertiginosa attività della folla che ne popolava le vie, dalle imponenti costruzioni dalle quali si sentiva schiacciato, dalle insegne colorate delle forme più varie che, abbagliandolo, gli davano le vertigini. Malgrado ciò, ebbe l’impressione che la terra dove era arrivato gli sarebbe stata amica. Lo rassicuravano due lettere di presentazione, che recava in tasca, per altrettanti amici della famiglia Guglielmi. La mamma di Rodolfo era convin ta che, essendosi entrambi affermati ed avendo raggiunto posizioni ragguardevoli, avrebbero potuto aiutarlo a muovere i primi passi in quell’ambiente nuovo. Sostenuto dalla fiducia in un sicuro avve nire, prese alloggio in un albergo di primordine, l’Hotel Ritz, e lì gli sembrò di rivivere l’atmosfera dell’Excelsior, al lido di Venezia.
Quando iniziò la ricerca degli amici, cui la famiglia lo raccomandava, scoprì che uno era morto e l’altro in viaggio per affari, non sarebbe tornato prima di una quindicina di giorni. Nell’attesa decise di dedicarsi alla scoperta della città e ad ampliare la conoscenza della lingua inglese. Frequentò i caffè notturni, il teatro Metropolitan, i locali più eleganti, le case da gioco, accompagnandosi a giovani raffinati ed oziosi, conosciuti occasionalmente. Per fortuna M.r Vittorio Pottarga, l’amico di famiglia, tornato dal suo viaggio, appena seppe delle sue scelte, gli consigliò di vivere in modo meno dispendioso e di rinunciare agli alberghi e ai ristoranti frequentati dall’aristocrazia newyor kese. Nel frattempo gli promise che si sarebbe interessato per trovargli un lavoro compatibile con le sue esperienze di “agriculturist”. Dopo alcune settimane d’attesa, in cui Rodolfo si dedicò appassio natamente al ballo, nel tentativo di combattere la tristezza, che lo assaliva nella solitudine, un annun cio sul New York Wordl attirò la sua attenzione. Un ricco commerciante, il signor Cornelius Bliss, cercava un agrimensore, possibilmente italiano: Rodolfo si presentò e fece buona impressione. Fu assunto e lavorò di lena, ritemprando lo spirito e il fisico. Cominciò a progettare terrazze e aiuole fiorite, che suscitarono l’approvazione e l’interesse del signor Cornelius. Rodolfo, ogni giorno di più, vedeva concretizzarsi la possibilità di un lavoro stabile. Inaspettatamente ritornò da un viaggio in Europa, la moglie di M.r Bliss. Ella, contrariamente a suo marito, disapprovò decisamente il progetto di trasformare i prati su cui aveva in animo di realizzare un campo da golf. Nello stesso tempo non giustificava le periodiche assenze del suo giardiniere che, ogni tre giorni, abbandonava il lavoro per andare a ballare il tango. Alcuni biografi sostengono che il giovane giardiniere respinse, in più occasioni, “les avances” della giovane signora. Fu così che un bel giorno, inforcata la motoci cletta di un giovane amico, Rodolfo scorazzò per tutto lo stato, assentandosi per un giorno intero. Il proprietario della moto, ignaro, aveva già denunciato il furto alla polizia, quando riapparve Rodolfo, ferito ad una coscia e con il veicolo rotto in spalla. (Trinchero) Fu costretto ad abbandonare la villa dei Bliss ed a riprendere la ricerca di un nuovo lavoro. Passò alle dipendenze del provveditore dei parchi di New York ma, quando dovette regolarizzare la sua posizione di sorvegliante, poiché la legge consentiva l’accesso agli impieghi pubblici solo ai cittadini americani, anche quell’altra occasione di lavoro gli venne meno, poiché non aveva ancora compiuto i cinque anni di residenza previsti per ottenere la naturalizzazione americana. Cominciò allora la triste odissea del giovane castellanetano: sfogliare ogni giorno le offerte di lavoro, battere alle porte per i lavori più disparati, sostare a lungo nelle agenzie di collocamento, ridursi a dormire in pensioni di infimo ordine, possedere il solo vestito indossato, avendo dovuto lasciare la valigia con gli effetti personali in albergo, non essendo in grado di pagare la retta, dormire perfino all’aperto nel Central Park. Ma non perdeva la speranza, anzi su un foglio di carta intestata dell’Astor Hotel, scriveva alla madre: “Mia cara, sto benissimo, tra poco….” Intanto, per un piatto di minestra,che placasse la fame si era ridotto, oggi a lavare l’insegna di un negozio, domani a raccogliere ferri vecchi, un altro giorno a scopare una bottega e perfino a nutrirsi, con sommo avvilimento, della zuppa distribuita ai pezzenti. Un giorno si fece assumere come sguattero in un ristorante greco, in fondo alla 55^ Avenue. Dopo tre giorni, il proprietario Epaminonda Vlastopulo lo licenziò: non era abbastanza svelto a lavare i piatti e ne aveva rotto una grande quantità.

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