Dopo la fantastica e sbrigliata parentesi veneziana, tornò a Castellaneta, richiamato dalla dolce atmo sfera degli affetti familiari e, soprattutto dalla tenera comprensione della madre, che gli prodigò sempre attenzioni e premure, malgrado lo vedesse poco riconoscente a causa del suo temperamento irrequieto e impaziente. Spiando con apprensione la sua continua insoddisfazione e inquietudine, lo aiutò a trovare una soluzione al suo futuro. Dopo lunghe e animate discussioni in famiglia, Rodolfo decise di iscriversi all’Accademia Reale di Agricoltura di S. Ilario Ligure ,per conseguire i diploma di agronomo e dedicarsi alla conduzione delle terre avite. Il senso di vuoto, che avvertiva in sé e l’anelito verso qualcosa di grande lo spinse verso Genova, dove si dedicò allo studio con insolito impegno e riuscì a superare gli esami di diploma, senza difficoltà, secondo alcuni. Altri biografi, primo fra tutti Irving Shulman, sostengono che Valentino non abbia mai conseguito tale diploma. Madame Jeanne de Raqueville che, nel 1976, intervistò al riguardo il dottor Speziale di Castella neta, eminente chirurgo allora settantenne , che aveva conosciuto molto bene Rodolfo a Taranto, dove la vedova Gugliemi aveva continuato ad abitare dopo la morte del marito, confermò che Ro dolfo aveva rinunciato a completare l’ultimo anno di studi per il conseguimento del diploma. Comunque la permanenza a Genova aveva aperto al giovane illimitati orizzonti verso cui la sua fantasia, prorompente di ambizioni e speranze, veleggiò. Quando tornò a Castellaneta, con o senza il diploma di agronomo in tasca, fu difficile per la madre accettare il suo proposito di rinunciare all’attività agricola, verso la quale non si sentiva portato. Qualche tempo dopo, assicurando che sarebbe andato in cerca di lavoro, ottenne dalla madre la liquidazione dell’eredità paterna. A questo punto, alcuni biografi ritengono che, affascinato dalle descrizioni della vita parigina, più volte ascol tate dalla madre, scelse quella meta come la più rispondente al suo modo di sentire la vita. Infatti an dò a Parigi, alla ricerca di tutte le raffinate soddisfazioni, che la Ville Lumière offriva.
Affittò una villetta nell’Avenue Bugeaud, acquistò una lussuosa FIAT corazzata, acquistò un cavallo irlandese per le cavalcate mattutine al Bois de Boulogne e coltivare la sua passione per l’equitazione e fu qui che ebbe modo di imparare i segreti del tango, provarne l’ebbrezza e, pavoneggiandosi nella sua flessuosa ed armoniosa eleganza, suscitare l’ammirazione di chi lo circondava. Provò anche, a Montecarlo, l’emozione del tavolo da gioco e dissolse così il patrimonio avito. Tutte queste circostanze, però, sono categoricamente smentite da M.me de Raqueville, la qua le sostiene che, essendo ancora minorenne, non poteva prendere in fitto una casa, né acquistare un cavallo, e, difatti, manca qualsiasi riscontro nei registri della “Società per il miglioramento della razza equina” di Francia, presso cui condusse accurate ricerche. Né è pensabile che potesse accede re al Casinò di Montecarlo, interdetto ai minori. Comunque, ridottosi al verde, avvilito e deluso, ritornò a Castellaneta. In quella circostanza, sembra che la madre, influenzata da uno zio paterno, abbia avuto finalmente il coraggio di prenderlo di petto e di dirgli:” Se hai deciso di diventare un delinquente, è meglio che avvenga lontano, magari in America, dove l’eco del disonore, che ne avremo, sarà minore. Era rimasta qualche briciola dell’eredità, la madre l’arrotondò generosamente e, con la somma di quattromila dollari in tasca, fu deciso che il giovane si sarebbe imbarcato a Geno va per l’America, sul piroscafo Cleveland della Hamburg Americanline. Partì il 9 dicembre del 1913..Alla noia del lungo viaggio su quel piroscafo tedesco, dove vigeva una disciplina rigorosa negli orari insieme ad una monotona, anche se sostanziosa alimentazione, Rodolfo cercava di sfuggire scendendo spesso sotto coperta, tra gli emigranti che viaggiavano in terza classe dove, condividendo con loro l’ansia per il futuro che li attendeva, fungeva da segretario a molti illetterati.
Casualmente conobbe Miss Luyd, un’ebrea irlandese di professione soprano, reduce dal Teatro alla Scala di Milano, dove aveva cantato nell’Aida. .Ella si recava in America perché era stata scritturata al Metropolitan di New York: Spesso, durante la traversata, sollecitato dalla soprano, danzò e cantò canzoni napoletane in sua compagnia. Quando una famiglia di compatrioti, viaggiatori di quarta classe, mostrò tutta la sua disperazione per la grave malattia di un suo congiunto, Rodolfo organizzò una festa di beneficenza per provvedere alle cure di quello sventurato, aggiungendovi parte del suo modesto avere. Secondo il comandante del Cleveland, la festa riuscì fantastica: tutti vi partecipa rono con entusiasmo e mostrarono la loro generosità solidale, suggestionati dalla spiccata personali tà e dalle belle maniere del giovane animatore della serata. Divenne popolarissimo sia tra i marinai che tra i passeggeri della nave, che trasportava i più svariati tipi sia di uomini che di donne. Due giorni prima di Natale, il 23 dicembre 19 13, il Cleveland, con il fischio della sua sirena, annunciò che la terra ignota stava per essere raggiunta e, a velocità ridotta, vi approdò. Una specie di smarri mento lo pervase, anche se le vigorose ambizioni giovanili, che albergavano nel suo animo, lo apri vano alla speranza.
Domenica Terrusi
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