Quell’amore tenero, avvincente, inaccessibile, diverso da quello degli uomini che la vita quotidiana faceva conoscere alle donne, i cui innamorati erano sempre presi e asserviti da tre tirannidi implacabili: il tempo, il danaro e gli affari. Con Valentino l’arte di amare cominciava a diventare troppo pe sante ed impegnativa perché l’americano medio potesse emularlo. Sempre pieno di attenzioni verso la donna, cui dedicava tempo e pazienza, diventava per le donne americane qualcosa di avvincente e affascinante cui non sapeva rinunciare mentre, per gli uomini cominciava a diventare motivo di ini bizione e gelosia. Una tale forza di seduzione era diventata ormai l’obiettivo dei produttori hollywo odiani, che avevano intravisto in essa una sorgente formidabile di guadagno. La casa produttrice Pa ramount scritturò Rodolfo per un anno, successivamente, stipulò con lui un contratto triennale. Fu allora che Rudy girò quei film ,che gli dettero celebrità universale. Cominciò con “Lo Sceicco” trat to dal romanzo dell’inglese Miss E. M. Hule: uno sceicco arabo fa prigioniera una giovane viaggia trice spensierata: Si batte per liberarla da un bruto ed è ferito, infine, essendo riuscito a farsi amare da lei, la sposa. Scrisse il critico Deemy Taylor che era più generoso tacere sui meriti letterari dell’o pera. Tuttavia il film dava alle donne ciò che esse cercavano: romanticismo, terrore, mistero, esoti smo: in una parola l’amante perfetto. Certamente non era il miglior film di Valentino ma, da allora, .nessun altro attore riuscirà ad ottenere l’ammirazione intensa che egli ebbe dai suoi fans. Da quel momento egli divenne la pietra di paragone, i giovani, accanto alla donna amata , facevano il taglio dei capelli “alla Valentino”, fissandoli con la brillantina. Per salutare Valentino, ovunque entrasse, fu composto un fox-trot intitolato “Lo Sceicco”. Ormai aveva acquistato l’eterna patente dell’aman te irresistibile. Per rispondere alle numerose lettere ed alle richieste di fotografie, dovette assumere un segretario. Questo film venne distribuito fra l’ottobre e il novembre del 1921, sfruttando appieno la sensazione , che il giovane attore aveva suscitato nel pubblico, qualche mese prima, con “I quattro cavalieri dell’Apocalisse”. Nei confronti del primo, “Lo Sceicco” non era che un rudimentale fumetto, ma Valentino lo interpretò, sotto la direzione di George Melford, con incredibile verve ed impressionante realismo. Nella scena della seduzione, la protagonista, lady Diana, impersonata dall’attrice Agnes Ayres, pronuncia una celebre battuta, che entrò nel lessico dell’epoca: “ Non ho paura, quando sono tra le tue braccia, Alamed mio amore del deserto, mio Sceicco!”. Era la battuta che spingeva le donne ad identificarsi in lady Diana, ma metteva in difficoltà gli uomini. In essa c’erano le radici dell’antipatia che, in seguito, Valentino si attirò da parte di essi. La macchina del divismo, messa subito in moto, fece moltiplicare vertiginosamente gli incassi ai botteghini. Comprare e leggere “Lo Sceicco” per le donne degli anni venti era un modo per ostentare la loro emancipazione. Immediatamente, sotto la regia di Lasky, Valentino venne ingaggiato per un dramma romantico in abiti moderni: “Moran e il marinaio”. Ispirato da una novella di Frank Norris, il protagonista è un giovane milionario che, amante del pericolo e delle prodezze, per amore di avventura s’imbarca sulla nave di un corsaro. Avvistato un bastimento, in preda alle fiamme e abbandonato dall’equipaggio, i corsari accorrono per saccheggiarlo. Morian, alias Rodolfo, scopre sotto coperta una giovane donna svenuta e la soccorre. Inaspettatamente viene assalito da un corsaro, ma egli, dopo aver ingaggiato una feroce lotta corpo a corpo, lo ributta in mare. La giovane che, terrorizzata, ha assistito allo scontro tra i due uomini, incantata dall’agilità e dalla forza del suo soccorritore, i cui muscoli guizzano sotto la maglietta da marinaio, quando tutto è finito abbandona, riconoscente, la testa sulla spalla dell’impetuoso salvatore, confidandogli il suo tenero amore da cui è presa. Valentino, a quanto riferisce Natalia Rambova nelle sue “Memorie” non gradì molto il prodotto finito, poi ché riteneva che gli abiti moderni sminuissero il suo fascino romantico anche se, nelle scene d’amore, la sua dolcezza d’animo era sempre avvertita. Poiché il film non registrò buoni incassi, Valentino si confermò nella convinzione che i ruoli in costume gli erano più congeniali. L’adatta mento di un altro romanzo: “Sangue e arena” di Blasco Ibanez rinverdì i trionfi di Valentino. La sce neggiatura fu scritta, anche questa volta, da June Mathis e la direzione fu affidata a Fred Neblo. Rodolfo impersona un orfano di nome Jean che, sin da piccolo, aveva appreso l’arte del torero fino a quando, raggiunta la notorietà per la sua ineguagliabile bravura, amando, ampiamente ricambiato, una graziosa orfana di nome Carmen, la sposa. Ma, un giorno, tra le acclamazioni della folla che gremisce le gradinate, viene presentato a Dona Sol che, incapricciatasi di lui, per vanagloria lo conquista. Salvo poi, appena l’astro si appanna, abbandonarlo per passare ad altri amori, lasciando il bel matador, torturato dal rimorso e sminuito nel vigore fisico. Tornato nuovamente nell’arena, cade ferito a morte da un toro furioso, spirando tra le braccia di Carmen, la sposa fedele. In questo film l’accento è posto sulla sofferenza, non sulla seduzione. Tutta la pellicola è pervasa da incombente fatalità. Valentino domina la scena con una famosa sequenza di danza: sbattere di tacchi, corpo teso ad arco, mani sui fianchi, quando la donna ammaliatrice gli offre le labbra , egli esclama fremente: “Serpe! Un momento ti amo, il momento dopo ti detesto. Odio tutte le donne!”. Salvo a finire, poco dopo, con la testa posata sul suo grembo. Con incredibile versatilità appare dapprima con aria sfrontata, folta capigliatura ricciuta poi, quando ormai è famoso, i capelli che scintillano lisci e le basette appuntite conferiscono al suo volto, virilità. Esibisce il suo fisico, stimolando la fantasia delle ammiratrici, mentre si spoglia.
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