Quando, nell’autunno del 1923, ripartì per gli Stati Uniti, era contento di farvi ritorno, poiché l’attendeva una carriera di cui, finalmente, sarebbe stato l’artefice. Era ormai all’apice della notorietà! Sull’onda del successo, i suoi primi film erano stati ripresentati dalla Paramount ed avevano riscosso un’enorme affluenza di pubblico. Appena tornato in America, interpretò Monsieur Beaucaire, un soggetto ambientato nel 700, girato a New York, sotto la diretta influenza di Natacha, che ne fece un film d’arte, dalla prima all’ultima scena. Valentino subordinò la sua immagine alle concezioni della moglie, con il risultato che, per metà film, “il suo abituale fascino affondò nello spregevole ritratto di un cortigiano parassita, che si faceva insultare dalle donne e reagì, soltanto, quando si accorse che stava per cadere vittima di un matrimonio combinato”.Ammirevole è la cura con cui Valentino costruì questo personaggio manierato e assunse, con straordinaria naturalezza, pose languide e artificiose. Ma, quando il protagonista, Filippo de Dreux, cugino di Luigi XV, scap pa in Inghilterra, nelle vesti di barbiere dell’ambasciatore di Francia, superando tutti come spadac cino, giocatore e amante, l’autentico Valentino riemerse e fu salutato, con sollievo ed entusiasmo, dagli ammiratori. Nella ricostruzione di un secolo galante e malizioso, nulla era stato trascurato. Rodolfo, non contento di aver studiato, a lungo, abitudini e costumi del diciottesimo secolo, si era fatto aiutare da molti artisti francesi e specialmente dal delicato Georger Barbier. Nonostante l’estre ma cura della produzione, il film non piacque al pubblico, quanto si era sperato. James R. Quirk, sul le influenti pagine del Photoplay, scrisse: “Rudy cerca di essere un attore a spese della personalità di chi ha fatto di lui un fenomeno”Natacha non condivideva affatto questo punto di vista e affermò, con sufficienza: “Certi agricoltori del paese di Dio , ce l’avevano con le parrucche bianche!” Richard Griffit sostenne che “ Monsieur Beaucaire, con il suo senso incrinato del movimento, le didascalie a non finire, un’aria generale di eleganza e di credibilità ostentate, è un film piuttosto trascurabile, quasi il documentario di un tipico party, in maschera hollywoudiana. Tuttavia l’illuminazione prodiga, lo splendore satinato dei costumi assurdi e la destrezza con la quale i prota gonisti sono ritratti( pieni di grazia ma, nel tempo stesso, di simpatia) meritano attenzione e studio. Per non parlare del magnetismo scenico di Valentino. La presentazione del film, anticipata dallo slogan “Valentino ama di nuovo” aveva scosso l’interesse dei fans, che non vedevano l’ora di veder tornare il loro idolo sugli schermi. In questo periodo, Rudy poté assaporare le soddisfazioni del benessere e dimenticare, finalmente, le preoccupazioni. Intanto lo tormentava una certa impazienza che acuiva in lui il desiderio di nuove esperienze. Con Natacha, Valentino era andato in Spagna per trarre ispirazione alla realizzazione di un film ambientato nel periodo della dominazione moresca: un rifacimento della storia del Cid. Insieme all’attrice Nita Naldi, Rodolfo doveva interpretare un arabo con la faccia barbuta. Si era fatta crescere apposta la barba e il pizzo, poiché la produzione era imminente ma, al rientro a New York, l’associazione dei barbieri minacciò il boicottaggio dei film di Valentino, se non si fosse fatta radere la barba, in presenza dei suoi fans. Suo malgrado, dovette farsi radere la barba, che andò a finire al museo. L’attore dovette ripiegare su un film meno costoso:
“Cobra” sotto la direzione di Joseph Henabery, che dovette segnare la rottura con la Paramount. “Cobra” rappresentava la versione cinematografica di un successo teatrale. Valentino interpretò la parte di un nobile italiano decaduto, che lavorava per un antiquario di New York. Era la prima pellicola,che non si concludeva con la conquista della protagonista e una delle poche, in cui interpretava un compatriota. Si tratta di un film estremamente accurato, specialmente nelle scene del negozio d’antiquariato, in cui erano confluitigli oggetti d’arte acquistati a caro prezzo, in Europa. La scena, in cui Valentino rinuncia al suo amore, pur di vedere felice il suo amico, evidenzia la sua grande versatilità espressiva. Forse il senso di solitudine, il pessimismo, così realisticamente espressi, riflettono l’amarezza per i contrasti coniugali. Al principio del 1925 una grande delusione attendeva Valentino: lo studio cinematografico aveva definitivamente abbandonato il progetto del film sul Cid “The Hooded Falcon” che, secondo Natacha, avrebbe esaltato inequivocabilmente il talento del marito e il suo. Fu, dopo questo episodio, che ebbe inizio il disaccordo sfociato, a breve distanza, nella rottura definitiva. In quel momento di crisi, Valentino riuscì a firmare, con la United Artist , un contratto di 10.000 dollari la settimana, più il 42% di partecipazione agli utili, con l’obbligo di escludere Natacha dal set e da ogni responsabilità nei suoi film. Valentino, nuovamente indebitato con la casa cinematografica, non si poteva permettere di rifiutare quel contratto. Natacha, risentita, lo accusò di essersi venduto per poco denaro. Invano Valentino cercò di rabbonirla, promettendole di finanziare una sua produzione indipendente. Fu tutto inutile. Verso la metà di agosto, quando lui si recò a New York per organizzare l’uscita del suo ultimo film, fu l’ultima volta che di salutarono. Natacha, da Parigi, chiese il divorzio da Rudy: Ed egli non trovò di meglio, per combattere l’amarezza e la delusione, che gettarsi a capofitto nel lavoro. In quel periodo partecipò alla realizzazione del film “Aquila Nera” tratta da un’opera dello scrittore russo Alexsander Puskin , da Clarence Brown. Con l’uniforme della guardia imperiale russa, Valentino appare in tutta la sua maschia bellezza. Caterina II, imperatrice di tutte le Russie, avrebbe fatto di lui un generale, ma il protagonista, innamorato perdutamente di una giovanetta, che aveva salvato da morte sicura, si allontana alla ricerca del briccone, che aveva provocato la rovina del padre, per vendicarne la memoria. Rimane interdetto, quando scopre che si tratta proprio del padre della donna amata. Catturato dai cosacchi e consegnato a Caterina, rischia di essere giustiziato ma, con un ripensamento dell’ultimo momento, viene lasciato libero e l’Aquila Nera può così sposare la sua innamorata Il film riscosse il plauso entusiasta di tutto il pubblico e della critica. Valentino, insieme ad una nuova stella dello schermo, Vilma Banky, trionfava ancora una volta, come attore, come cavaliere, come ballerino e come amante. Basti pensare alla scena in cui, all’inizio della vicenda, ferma una carrozza in fuga mettendo in mostra un’eccezionale bravura, accoppiata ad uno sforzo muscolare strabiliante. Dopo la passività cui era stato costretto nel personaggio di Beaucaire, ritrova la piena espressività del suo viso e l’armonia dei gesti del ballerino, del suo corpo. Qualche giorno dopo la prima del film, presentato a New York, chiese la cittadinanza americana, partendo poi a bordo del Leviathan, verso la Francia , per stabilire all’estero il suo domicilio, in vista della causa di divorzio da Natacha, che non si lasciava sfuggire nessuna occasione per lanciare esasperanti accuse contro Valentino. Accuse che, lungi dal compromettere la sua fama, ne aumentarono il fascino e la celebrità. Alla vigilia del Capodanno 1926, Valentino promette pubblicamente di rimanere scapolo fino al 1930, scommettendo la somma di 10.000 dollari Tale scommessa è registrata allo Sporting Club di Montecarlo.
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