Rodolfo sognava di diventare ufficiale di Cavalleria, come il padre, ma l’arma della cavalleria richiedeva un patrimonio di cui la sua famiglia, anche se non povera, non disponeva. Fu per questo che fece il tentativo di iscriversi alla Scuola per macchinisti Navali. La signora Guglielmi lo raccomandò al cav. Galliano, condiscepolo e collega del marito che, spesso, lo invitava a casa e lo incoraggiava con affetto paterno, nel periodo in cui si dedicò allo studio per prepararsi agli esami di ammissione alla Scuola di Marina. Fu in quel periodo che si appassionò alla danza e i suoi sogni di adolescente sulla donna trovarono una concreta realizzazione nell’incontro con Bettina , la figlia di un contadino castellanetano, che aveva lavorato, saltuariamente, alle dipendenze del padre di Rodolfo. Dopo aver girovagato per varie città italiane: Napoli, Roma, Venezia, trascinandosi dietro la famiglia, il contadino si fermò nella città lagunare dove, alla meno peggio, riusciva a sbarcare il lunario. Durante una passeggiata, Rodolfo lo aveva incontrato e riconosciuto. Il contadino aveva invitato il figlio del signore a casa sua, in un quartiere buio e povero. Lì aveva rivisto Bettina, conosciuta già a Castellaneta, ora diventata una bella e florida adolescente. Ricorrendo alle scuse più disparate, cominciò a presentarsi spesso a casa della ragazza, finché tra loro nacque un’intimità tenera e sognante. Al compimento del sedicesimo anno di Bettina, l’intraprendente signorino riuscì a strappare al padre della ragazza il permesso di portarla al Lido di Venezia, dove si svolgeva una festa nautica. Per la prima volta s’incontravano da soli e ne approfittarono per aprire il loro animo e dichiarare i propri sentimenti. Imprudentemente, Rodolfo affittò una gondola per tornare a casa tutti e due, soli. Ma furono colti da un furioso tempo rale. Quando Bettina, inzuppata dalla pioggia, arrivò a casa, dove la mamma l’attendeva inquieta, ac cusava già uno strano malessere che, l’indomani, si manifestò come una grave infezione polmonare. Rimase a letto quasi un mese, durante il quale un grave senso di colpa s’impadronì di Rodolfo. Ma. a guarigione avvenuta, Bettina riuscì a riportare il sorriso sul volto del suo trepidante innamorato. Poco dopo una notizia sconvolgente colpì al cuore il giovane: il padre di Bettina aveva deciso di emigrare in America con la famiglia. Ai due giovani non restava che piangere sul loro sogno d’amo re, quando si salutarono. A distanza di pochi giorni, un altro duro colpo lo attendeva: la commissio ne medica, che selezionava gli aspiranti allievi alla Scuola Navale, dichiarò Rodolfo Guglielmi ina bile al servizio nella Regia Marina, per deficienza toracica. Fu così che il rigore degli esaminatori regalò al Firmamento Cinematografico una stella di prima grandezza.
Spesso, ripensandoci, Rodolfo esclamava: “E dire che con qualche centimetro di torace in più avrei avuto l’immenso onore di vegetare sotto i galloni di Guardiamarina a, forse, quindicimila lire all’an no di stipendio!” Avvilito e disperato, confidò alla madre tutta la sua pena e madame Barbin, che lo amava come si ama un figlio difficile,che più di ogni altro assorbe affetto e attenzione, gli concesse di fermarsi ancora qualche giorno a Venezia perché, distraendosi, riuscisse a calmarsi. Poiché il 18 luglio si svolgeva la festa del Redentore, approfittò dell’occasione per stordirsi e dimenticare i colpi ripetuti, che la sfortuna gli aveva riservato. In compagnia di altri giovani, che erano risultati idonei alla carriera navale, gironzolò per trattorie, caffè e piazze, scherzando, ridendo, adocchiando ragaz ze. Verso la piuttosto brilli, decisero di fare una corsa in motoscafo sul Canal Grande, gettando scompiglio tra le gondole, che scivolavano dolcemente sull’acqua, mentre portavano a spasso coppie sognanti. Inebriato dalla velocità, l’incauto pilota del motoscafo non riuscì ad evitare l’impatto con una gondola che, speronata violentemente, si capovolse tra le urla e le imprecazioni. Una donna si dibatteva nell’acqua, chiedendo disperatamente aiuto. Bastò qualche attimo, a veloci bracciate sopraggiunse un premuroso nuotatore, che la portò in salvo. I giovani, pentiti e sentendosi colpevoli, la issarono sul motoscafo e l’accompagnarono all’Hotel Excelsior dove ella alloggiava. Quando, congedandosi da loro, chiese : “Qual è il nome del mio salvatore?” “Rodolfo Gugliemi, signora” fu la risposta. Ed ella, di rimando: “Ricordatevi che, domani, lady Barrimore sarà lietissi ma di rivedervi……sulla terraferma!” L’indomani, insicuro ed emozionato, Rodolfo si presentò all’Hotel Excelsior dove, dopo le formalità di rito per il riconoscimento della sua identità, fu accom pagnato nella camera della misteriosa signora. Qualche ora dopo uscì con lei, restando suo ospite per tutto il giorno, sulla spiaggia, nel bar, al ristorante, bersagliato dagli sguardi dei curiosi a cui dovette raccontare, ripetutamente, la prodezza della sera precedente. E, per otto giorni, in un ambiente mondano, ricco, dovizioso e gaudente, il giovane fece la conoscenza dei vizi e delle virtù dell’alta società, rimanendone affascinato e stordito. Quando, il nono giorno, si presentò nuovamen te all’Excelsior, trovò una lettera indirizzata a lui, nella quale la lady, giovane vedova, gli comunica va che era stata costretta a partire con il primo direttissimo per lo Yorkshire per una chiamata urgen te. Sorpreso, ma non deluso, accettò la conclusione di quell’esperienza che, pur solleticando la sua vanità, non aveva coinvolto il suo cuore.
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