Finché non si verificava il capoparto, si riteneva opportuno che la puerpera non si esponesse a sbalzi di temperatura e non mettesse le mani in acqua fredda, per timore di un’infreddatura “ a ‘mpagghiatùre”, che avrebbe potuto compromettere gravemente il suo stato di salute. “Che quaranda dìj, a fòsse jè sèmbe apèrte ca fegghiète” – Per quaranta giorni la fossa è sempre pronta per la puerpera e ancora “ I mèle da quarandìne nònge pàssene chiù” - I mali contratti durante i quaranta giorni dopo il parto non passano più. Sicché era necessario cautelarsi e proteggersi da eventuali malanni. Era in quel periodo che, assistita dalla madre o da qualche sorella, la puerpera, sollevata dalle incombenze più faticose, si poteva dedicare maggiormente al neonato. Lo fasciava e lo agghindava con particolare cura, poiché parenti e vicini venivano a conoscerlo. Quando piangeva, lo attaccava al seno senza rispettare alcun orario e un po’ alla volta lo abituava a starsene “Jìndr’o mesciùle”, una specie di gabbietta a forma di tronco di cono o di piramide tronca, in cui, in seguito, si sarebbe dovuto trattenere, quando era sveglio. L’allattamento durava, solitamente, due anni, poiché il seno offriva un cibo sempre pronto e non costava nulla, un alimento che gli anziani definivano” mangè e medecine” cibo e medicina, infatti previene e cura diversi malanni tra cui gli occhi raffreddati e cisposi, i paterecci, le irritazioni della pelle ecc. “ Fine a quànne allàtte, nònge angàppe” recita un detto popolare, infatti l’allattamento protratto liberava le donne da maternità indesiderate e generalmente i figli nascevano al ritmo di uno ogni due o tre anni e ne nascevano tanti. “ Nète u prìme, u secònde stè sòtte o cuscìne” – Nato il primo figlio, il secondo arriva subito” Malgrado le ristrettezze e la miseria, venivano accettati con pazienza e rassegnazio ne. Comunque, se le gravidanze si presentavano molto ravvicinate, non mancavano gli aborti eseguiti con metodi rozzi ed estremamente pericolosi, alcune ricorrevano ai bagni molto caldi e a decotti di prezzemolo. Queste ed altre pratiche abortive, senza alcuna assistenza medica e adeguate misure igieniche, rappresentavano la causa più diffusa di mortalità femminile. Era durante il puerperio, inoltre, che la madre seguiva con particolare attenzione l’essiccamento del cordone ombelicale, cui veniva attribuita particolare importanza, poiché rappresentava il primo stadio di autonomia del neonato. Non appena il cordone si staccava, veniva legato al centro del tetto di canne “ u cannìzze” oppure nel camino. Così facendo, si riteneva che il bambino sarebbe venuto su intraprendente e creativo, dal momento che al cordone ombelicale era legato il suo destino.
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