domenica 13 febbraio 2011

I PRIMI PASSI

Compiuto il primo anno d’età , il bambino veniva liberato dalla costrizione delle fasce “ a ‘mbassatùre”  e passava “do mescjùle o scapelatùre” – il girello, per cominciare a muovere i primi passi. Una tradizione, non ancora del tutto scomparsa, prescriveva che, dopo averlo fasciato con pochi panni per impedire la fuoruscita di feci e di pipì, al bambino, sia femmina che maschio, si facesse indossare una camiciola “ a vestecèdde” e lo si portasse in chiesa, appena  il suono delle campane  avessero annunciato  la Resurrezione :“ quànne sparève a Glòrj”. La madre, inginocchiata ai piedi dell’altare maggiore, mentre lo teneva in piedi, reggendolo sotto le ascelle, recitava l’invocazione: “Sepuldùra, sepuldùre, fè scapelè stu criatùre”. Nel luogo in cui erano sepolti gli antenati, il bambino comincia va a muovere i primi passi, non potendo prescindere dall’influenza di quella struttura circolare del ciclo vitale familiare e dall’idea di una grande famiglia di vivi e di morti, sempre uguale nel numero, che perde da una parte ciò che recupera dall’altra.  Cominciavano da quel momento i tentativi per invogliare il bambino a camminare da solo. Poggiandolo di spalle al muro, perché si reggesse da solo, gli si tendevano le braccia, sollecitandolo con le espressioni : “ Vjìne a màmme!”, Vjìne a nonònne!” oppure Vjìne a tatè! a seconda di chi lo assisteva nei primi tentativi di deambulazione. Si cercava di ottenere lo stesso risultato, anche mostrandogli a distanza dei giocattoli o altri oggetti che attraessero la sua attenzione. Ma, non di rado, il risultato  si otteneva minacciando l’intervento di un personaggio fantastico, ma quanto mai pauroso : “u Papònne”. Personaggio misterioso, quasi sempre associato alla paura inconscia della solitudine e del buio,esso veniva evocato, sia pure scherzosamente, con l’immancabile risultato di far precipitare il bambino spaurito, con in suoi passettini incerti,  al riparo dell’abbraccio materno. All’ evocazione di questa misteriosa entità si ricorreva anche per ottenere obbedienza e per far cessare gli immancabili capricci. Molto temuta dai bambini del passato, cresciuti in un clima di paure angosciose e ingiustificate, ma evocata dagli adulti, spesso con voce cavernosa, per tenerli lontani, di volta in volta, da ambienti, da oggetti e da animali pericolosi quando, con il crescere dell’autonomia di movimento, la sorveglianza su di loro si riduceva da parte dei famigliari, impegnati nel lavoro. Una strofetta, apertamente irridente per gli adulti, veniva recitata dai ragazzi più smaliziati, che ne avevano constatata la inesistenza: 
“ Madònne, Madònne, Madònne,
   sòtte o ljìtte stè u Papònne,
   fàzze cu caccè
   e sòtte o ljìtte nònge stè!
"Madonnna, Madonna, Madonna, sotto il letto sta il Paponno, provo a cacciarlo, ma sotto il letto non c’è." Come tutti i legami di sangue., il rapporto tra genitori e figli è il più complesso e tormentato, pieno di segrete e reciproche attese, che non sempre si realizzano, determinando stati di incomunicabilità e in profondi risentimenti ma, se si incontrano, creano intese inscindibili. Il ruolo dei genitori dura tutta la vita , è l’ultimo che si abbandona, poiché i figli, anche quando diventano adulti e formano la loro famiglia, continuano ad attingere a quella fonte inesauribile di affetto , che è la famiglia d’origine. 

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