Vissuto in un’epoca in cui imperava, in Italia, un’esasperata ideologia nazionalista, aver rinunciato alla sua cittadinanza fu per Valentino motivo di rampogna e di boicottaggio per i suoi film.
Il governo fascista lo aveva definito “rinnegatore della patria e come tale meritevole di ripudio e di disprezzo….ha avuto l’ardire di discolparsi del suo atto, scrivendo a Mussolini… si dichiara orgoglioso della sua origine italiana: falsa spudoratezza di quest’uomo senza carattere che tenta di salvare le apparenze!... il provvedimento preso dai fascisti contro le programmazioni Valentino nelle sale cinematografiche è quanto mai opportuno e giusto. Ammirare questo misero rinnegatore nelle sale cinematografiche sarebbe un’offesa atroce a tutti gli italiani….ci farebbe piacere, immenso piacere se cambiasse anche nome:sarebbe più in carattere…potrebbe chiamarsi ad esempio Rudolph Aventino!” Queste, alcune delle dichiarazioni apparse sulla stampa di regime. Solo alla notizia della morte del famoso attore, di cui gran parte della stampa mondiale parlava a lettere cubitali, Mussolini ebbe un tardivo ripensamento e inviò per il funerale una corona di fiori e delle comparse travestite da camicie nere. Quelli che erano riusciti ad ammirarlo sugli schermi, quelli che avevano sentito parlare dei suoi successi ne andavano orgogliosi, ma la sua fama in Italia era poco diffusa: non c’era ancora la televisione, non era diffusa la radio, non c’era la moda dei poster, i cinema mancavano nei piccoli centri e, dove stavano, erano frequentati solo da una ristretta elite. Fu dopo la caduta del fascismo che quasi tutti i film di Valentino furono proiettati a prezzi scontatissimi, nelle sale cinematografiche di città grandi e piccole e soprattutto a Castellaneta, verso cui Valentino si era mostrato sempre attaccatissimo. Nel dopoguerra, ovunque, vie, bar, cinema, premi letterari e cinematografici presero il nome di Rudy o Valentino. In molte case, tra le fotografie dei propri cari non era infrequente trovare una foto di Valentino, nelle sue più riuscite inquadrature. Era il ritratto dell’italiano vincente, di colui, che era andato incontro alla vita con determinazione e tenacia ed era riuscito ad affermarsi, superando prove ed avversità. Perfino nelle canzoni popolari l’emigrato, affermatosi nella lontana e misteriosa America, era diventato un eroe vagheggiato e idolatrato:
“ Aueilì, stè all’Amèreche u nànne mìj,
m’à mannète u vaporètte,
ca jìndr’a Nàpule me stè aspètte!
Aueilì, mò se ne vène u nànne mìj,
ca bbalìge e mène
mò se ne vène l’amerechène!”
L’affermazione di Valentino in America, divenne anche motivo d’orgoglio e di rivalsa per gli emigranti italiani, come si può desumere da alcune strofette di famosi canti dell’epoca:
“Lundène da tèrra nòstre,
lundène da màmma nòstre,
lundène de fèmene nòstre,
què tenìme a glòria nòstre.
Lundène dall’Itàlj, ma a nù vecìne,
tenìme a Rodòlfe Valentìne!”
Un’altra ancora:
“Ca glòri de tùtte u mùnne,
jàlde e grànne accòme a nu sànde,
u chiù bèlle du pianète
jè nète a Castelanète.
Jè n’artìste mondièle,
nu grànde attòre genièle,
ca rumène sèmbe italiène!”
Solo alcuni frammenti delle numerose canzoni che fiorirono, sin da quando era in vita e, soprattutto dopo la morte, intorno all’opera del mitico Valentino. Non è da escludersi, comunque, che l’esalta zione del personaggio fu enfatizzata ed esaltata, nelle forme più varie, per mantenere vivo l’interes se del pubblico intorno a Valentino, allo scopo di continuare a far soldi con i suoi film. Ma se que sto mito fu costruito da altri con calcolato e freddo spirito utilitaristico, dopo tanto tempo non è stato ancora cancellato e distrutto né dalla cultura fascista , né da quella marxista, né dalle diffama zioni, né dalle più malevoli insinuazioni. Valentino rimane un personaggio che ha saputo rappresen tare degnamente, fuori dall’Italia, l’anima più schietta, più tenace, più intraprendente, più sensibile, più generosa, più simpatica del popolo italiano.
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