Ogni aspetto e ogni momento dell’esistenza umana, nella tradizione popolare, è segnata da credenze, pratiche e riti, che danno un senso e un significato alla vita dell’uomo, da quando nasce a quando muore. Se prendiamo in considerazione l’attesa della nascita, si presenta avvolta da una simbologia basata sulla convinzione della sacralità della vita.”I fìle i mànne Crìste” – I figli li manda il Signore. Questa é la convinzione popo lare, diffusa ampiamente.Malgrado la ristrettezza di mezzi, la nascita era considerata, nel passato, la manifestazione del più benevolo intervento divino: “Quànda fìle jè, tanda gràzzj jè” – Quanti figli hai, tante grazie hai – recita un detto popolare, cui se ne contrappone un altro di segno opposto: “Fìgghj sùle, fìgghj mùle” – Figlio unico, figlio mulo - quasi un castigo divino. Non appena alle insistenti domande rivolte alla giovane sposa: “ Bèh, t’à pruvvedùte?” oppure “A ‘ngappète?” ( Hai provveduto alla maternità? oppure Ti è capitato di restare incinta?) ella dava risposta affermativa, parenti e conoscenti partecipavano con entusiasmo alla gioia della nuova famiglia con una coralità premurosa e incoraggiante, di cui si è smarrito il senso. La maternità era intesa come un allungamento dell’esistenza, una specie d’immortalità. La nascita di un bambino rappresentava per la famiglia la maniera più efficace per lottare contro il tempo e contro la morte. Anche se “a fèmena prène” non si risparmiava nella fatica, sia in casa che in campagna; durante la gestazione,veniva circondata di premurose attenzioni e tenuta lontano, per quanto era possibile, da spaventi ed emozioni. Si riteneva, infatti, che paure, angosce e traumi, subiti durante la gravidanza, determinassero anomalie fisiche e psichiche nel neonato. Gli strapazzi fisici erano considerati causa di aborti, ma soprattutto le cadute. In quei casi si osservava attentamente come la gestante si proteggeva dall’urto: se protendeva le mani in avanti e non si faceva male, si pensava che sarebbe nata una bambina. Se cadeva all’indietro o di fianco sarebbe nato un maschio. Per timore di non essere assunte o di essere licenziate dal datore di lavoro, si era costrette a nascondere lo stadio della gravidanza, in quei casi le donne facevano a gara per alleviare la fatica della gestante e per risparmiarle sforzi.
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