LE PIANTE : AMICHE GENEROSE
Nelle terre aride del Meridione, cresce spontaneo il rosmarino, un arbusto a foglie persistenti e con fiorellini bluastri in cima ai ramoscelli. Del rosmarino si colgono le sommità fiorite e si essiccano. E’ una tra migliori piante stimolanti e antispasmodiche della nostra flora. Esercita, inoltre, un’azione efficace nella secrezione biliare.E’ efficace nella cura della tosse asinina, dell’asma, le palpitazioni, il vomito, Facilita la digestione e combatte le fermentazioni intestinali. Avendo un potere colagogo è consigliato nella maggior parte delle malattie croniche del fegato.L’infuso dei fiori di rosmarino libera dai vermi intestinali. Per combattere l’atonia generale e il rachitismo è consigliato il vino al rosmarino, un eccellente stimolante ottenuto mettendo in infusione: una manciata di sommità fiorite, 45 gr. di bacche di ginepro in un litro di vino bianco e 90 gr. di alcol, per quattro giorni, in un recipiente ben tappato. Dopo essere stato filtrato ,si prende a cucchiai,puro o allungato con acqua zuccherata.Le foglie fresche di questa pianta, cotte nel vino, si impiegano sulle articolazioni gonfiate in seguito a slogature o contusioni. Applicate molto calde come cataplasma possono far sparire il torcicollo. Il vino in cui erano state bollite le foglie serviva per disinfettare le piaghe.Nel ‘400 si riteneva che l’infuso di foglie di rosmarino, somministrato alle gestanti, favorisse lo sviluppo del feto. Gli antichi terapeuti assicuravano che l’acqua nella quale le foglie o i fiori di rosmarino erano stati al macero durante la notte, fortifica la vista e la memoria. Aromatizza gradevolmente carni, selvaggina, patate e pesci grassi come il salmone , che andrebbe cotto coperto di rosmarino. Come simbolo d’immortalità, si usava mettere rametti di rosmarino nelle culle dei bambini e nelle bare dei defunti.
Diffusa nei climi umidi, la menta è l’ultima delle grandi medicine di un tempo, la cui reputazione si è spenta, a poco a poco, dopo il Rinascimento. Favorisce la digestione, stimola la secrezione della bile, riduce l’aerofagia e i dolori addominali. E’ un buon espettorante e sedativo della tosse, soprattutto con suffumigi a base di infuso di foglie e fiori di menta. Le sommità fiorite sono ricche di mentolo, sostanza aromatica e rifrescante ,che cura il colon irritabile. Nei paesi arabi si sistemano mazzetti di menta nelle gerle delle vettovaglie per allontanare le mosche e le zanzare. Il te alla menta rappresenta un rito sacro e serve a ritemprare le energie. Essendo un potente antisettico è usato in tutti i paesi del mondo. Il mentolo che entra in parecchie medicine , contiene un potente battericida. Associata a timo, lavanda e rosmarino, per tutto il XIX sec. fu usato come disinfettante per prevenire infezioni di qualsiasi tipo. Ha anche potere anestetico e, in caso di mal di denti, è efficace una goccia di alcol di menta.Una foglia fresca, passata sulle gengive e sui denti, rinfresca l’alito. I cataplasma di menta sciolgono gli ingorghi di latte. In dosi variabili è entrata sempre in tutti filtri d’amore
Originaria del bacino del Mediterraneo, la salvia godeva di un posto particolare nella medicina popolare . Salvia salvatrix la definiva la Scuola Salernitana. Anche se non guarisce tutti i mali, i suoi poteri sono estesi e non è esagerata l’espressione popolare: “ A sàlvj fèsce sèmpe bbène”.La salvia possiede al più alto grado le virtù stimolanti e antispasmodiche del rosmarino e della lavanda. Viene usata, al pari di queste piante, per curare le vertigini, i tremori, gli stati depressivi, la neurastenia. (da 15 a 30 grammi di foglie in infusione,in un litro di acqua; una tazza prima di coricarsi o nei momemti di crisi). La salvia stimola l’intero organismo, regolarizza la secrezione delle vie digestive, di cui combatte efficacemente l’atonia.E’ da secoli riconosciuta la sua efficacia contro la diarrea, specialmente quella dei lattanti e dei tisici.Secondo numerosi medici del Medioevo, la salvia ha una reale efficacia per normalizzare i flussi mestruali e combattere i disturbi della menopausa, oggi si pensa che tale effetto sia dovuto ad una sostanza presente nella pianta simile alla follicolina, un ormone ovarico. Stimola la secrezione della cistifellea, aiuta ad espellere il catarro bronchiale e dà sollievo a chi soffre di asma. E’ considerata una delle piante antisudorifere più utili.La prudenza consiglia di non usare questa pianta quando ci siano stati infiammatori in atto. Il decotto di salvia ( un pugno di foglie in un litro d’acqua bollente per 10 minuti) rappresenta un toccasana per pulire le piaghe, fare gargarismi e irrigazioni vaginali, poiché è un buon disinfettante. La tintura di salvia ( ottenuta facendo macerare per due settimane le foglie secche in un quantitativo di alcol cinque volte il loro peso, con l’aggiunta successiva di altrettanto rhum) dà buoni risultati nella perdita dei capelli e in tutte le cure praticate per la conservazione (dei capelli). Il bagno di salvia ( un mazzetto nella vasca ) è consigliabile al mattino, poiché è stimolante e tonico, di sera potrebbe risultare eccitante. Rende più leggeri e digeribili le carni e i pesci grassi, con il burro condisce la pasta, le foglie, indorate e fritte, diventano un croccante antipasto o contorno.
La lavanda, ai nostri giorni, è più conosciuta per il suo profumo e per la sua essenza, che come pianta medicinale. Invece è un efficace antspasmodico, un diuretico sperimentato ed un ottimo tonico. Classificata nel XVIII sec. come pianta “cefalica” era usata conto le malattie nervose. Il suo infuso ( 50 gr. di sommità essiccate in un litro d’acqua bollente, per 10 minuti) bevuto ( una tazza) tre o quatto volte al giorno , lontano dai pasti, è efficace nelle emicranie , di origine digestiva.Nelle vertigini, l’asma, la tosse asinina, la laringite, la bronchite cronica, essa agisce come calmante ed antisettico. La lavanda è una pianta utile nell’influenza, in cui gli antibiotici non hanno assolutamente alcun effetto, se non quello di diminuire le capacità di reistenza dell’organismo in caso di reale gravità. Il decotto di lavanda si impiega come quello di rosmarino per curare le contusioni, le slogature, le distorsioni, i dolori reumatici.. L’essenza ottenuta per distillazione è efficace per certe malattie cutanee: acne, ustioni. piaghe e ulcere. La lavanda, secondo la tradizone, avrebbe proprietà antivelenose, infatti i cacciatori riferiscono che, quando i cani venivano morsi dalle vipere, stropicciavano foglie di lavanda sulla morsicatura e il veleno veniva immediatamente neutralizzato.Pulisce delicatamente la pelle, ma in profondità. Essendo disinfettante e astringente, normalizza i capelli tendenzialmente grassi , frizionandoli con un’ essenza ottenuta mettendo a macerare, per una settimana, 20 gr. di fiori essiccati di lavanda in un dl di alcol a 30 gradi.Un mazzetto di lavanda, gettato nella vasca da bagno , la sera, agisce da calmante.
Il lauro o alloro è una pianta sempre verde Stimola l’appetito e favorisce l’attività degli enzimi digestivi, purifica l’intestino, eliminando i gas intestinali. Sotto forma di infuso, svolge un’azione benefica sull’apparato respiratorio. 5-6 foglie sminuzzate in una tazza d’acqua bollente ,venivano molto usate per facilitare le mestruazioni. Il decotto di bacche d’alloro si usaa nei pediluvi contro l’eccessiva sudorazione dei piefi. Per migliorare la circolazione ,far bollire 300gr. di bacche e di foglie essiccate d’alloro in cinque litri di acqua bollente, far riposare per mezz’ora e poi versarla nell’acqua del bagno. Essendo un efficace antisettico, viene molto usato nelle marinate, cui assicura una buona conservazione. Nei periodi di epidemia, enormi mazzi di alloro venivano bruciati per allontanare i miasmi.
La cicoria selvatica ( cicoriella) è una pianta disintossicante, che stimola la produzione della bile, è diuretica e riduce le tossine in eccesso. L’infuso di foglie e radici della cicoria è un ottimo lassativo “fèsce scì da cuèrpe”, infatti l’acqua in cui veniva cotta questa verdura, veniva bevuta a bicchieri contro la stitichezza.Due bicchieri al giorno, per dieci giorni, rappresentano un’efficace cura disintossicante; bevuti prima dei pasti, stimolano l’appetito. Spremendo le foglie e le radici cotte in pochissima acqua, si ottiene un succo utile contro le febbri intermittenti. La radice tostata e ridotta in polvere veiniva utilizzata per preparare il caffè di cicoria, molto usato durante la guerra.
La borraggine è una pianta spontanea, molto diffusa nei prati e lungo i viottoli di campagna. E’ una bella pianta dalle foglie larghe,ricoperte da una leggera peluria e con infiorescenze di un bell’azzurro tendente al viola. E’ emolliente, rinfrescante, diuretica, sudorifera e calmante degli spasmi nervosi.Fiori e foglie non hanno le stesse proprietà.L’infuso di fiori, di colore azzurro, con poco zucchero cura le affezioni bronchiali lievi, mentre le foglie e il fusto sono ricchi di nitrato di potassa ed hanno un alto potere diuretico, facendo eliminare i cloruri. Recenti ricerche hanno dimostrato che il loro succo, spremuto di fresco cura la nefrite acuta. Il decotto di 4 o 5 grammi di borraggine secca in 100 grammi di acqua bollente è utile nei raffreddori, combatte la tosse , la bronchite e la polmonite. Questa bevanda, che deve essere bevuta molto calda e stando a letto, procura una sudorazione abbondante, molto salutare. Essendo una pianta addolcente ,come blando depurativo, lo possono usare tutii, senza problemi. Le foglie bollite si applicano come cataplasmi sugli ascessi e le infiammazioni cutanee. Le foglie fresche, applicate sulle parti interessate da punture d’insetti, calmano il dolore e il bruciore.
Il timo rappresenta l’antibiotico dei poveri. Infatti, alla luce di recenti scoperte,risulta che il timo contiene un antisettico molto attivo, il timolo, più potente del fenolo, considerato a lungo il più efficace battericida. Il timolo, un’essenza canforata, veniva impiegato perfino per bendare le piaghe, dopo le amputazioni: Tali proprietà antisettiche ,molto potenti, combattono batteri e virus, infatti, durante le epidemie d’influenza , i membri di varie famiglie non si ammalano, poichè il loro organismo è impregnato di sostanze e aromi , che respingono i virus. Il timo è un battericida validissimo per cui, aggiunto sbriciolato nelle varie pietanze, allevia infezioni intestinali, influenze e raffreddori. Per uso esterno il timo è un buon disinfettante da strofinare sulle puntute velenose. I pastori usavano preservare dai vermi il formaggio da stagionare,mettendo sotto e sopra le forme dei rametti di timo.Suffumigi, a base di infuso di timo, sono balsamici e antisettici per l’apparato respiratorio. L’infuso è anche un buon ingrediente per conservare più a lungo le marinate di pesce e di verdure.
Non è facile immaginare quante infiammazioni, interne ed esterne, venivano curate, in passato, con il lino..Questa pianta tessile, dai grandi fiori di un bell’azzurro celeste, era coltivata sin dal neolitico come risulta dalle tracce di fibre, rinvenute tra le palafitte dei laghi svizzeri.Le lenzuola un po’ ruvide delle nostre nonne, le loro gonne e tutta la loro biancheria era di lino, poi subentrò il cotone, più leggero e più bianco, insieme alle fibre artificiali e i campi di lino sono spariti dalle nostre campagne. Molto presto venne scoperto il potere nutritivo dei suoi semi e successivamente le sue virtù medicinali. Verso la fine del Medioevo i medici cominciarono a celebrare le virtù addolcenti dell’olio di lino e i pittori lo usavano per conferire splendore e solidità alle loro opere, realizzate preferibilmente su tela di lino, molto più dura e meno igroscopica della tela di cotone, che tende ad allentarsi.
I semi, ricchi di mucillagine si usano in infusione contro gastriti, dissenterie, cistiti, coliche nefritiche ed epatiche, polmoniti, pleuriti e tossi insistenti. ( Da 10 a 20 gr. di semi in un litro d’acqua bollente, solo per cinque minuti, per evitare l’ispessimento del liquido) Ne venivano somministrate due o tre tazze al giorno. L’olio di lino, fresco, è un leggero lassativo. La farina di lino si usa come cataplasma emolliente e addolcente il cui effetto salutare nelle infiammazioni è largamente conosciuto. Per curare bronchiti, raffreddori, asma e polmoniti si faceva riscaldare la farina di lino in poca acqua,si infilava in un sacchettino di tela, ricoperto con un panno isolante e si poggiava , ben caldo, sul petto. Nelle affezioni respiratorie più acute si aggiungeva un cucchiaio di farina di senape a quella di lino.
Le proprietà del prezzemolo sono state ben studiate dalla medicina moderna,che gli ha riconosciuto delle notevoli qualità. Le foglie fresche sono molto ricche di vitamina A e C oltre che di ferro, calcio e manganese, elementi di estrema importanza per l’equilibrio minerale e vitaminico del corpo umano, particolarmente indicati per chi è anemico Va utilizzato,preferibilmente crudo e appena colto e, per esaltarne le proprietà benefiche è opportuno aggiungerlo alle insalate condite con succo di limone. I Romani lo davano ai gladiatori, prima del combattimento, come gli spinaci di Braccio di ferro. Le foglie tenere, mangiate crude, stimolano l’appetito. Il decotto di foglie, bevuto a tazzine, dopo i pasti, è diuretico e, dopo i banchetti festivi, favorisce la digestione.. Le radici e i semi vanno utilizzati con molta prudenza e in piccole quantità, poichè contengono l’apiolo, una sostanza tossica per l’uomo.e può provocare gravi lesioni interne e diminuzione dei globuli rossi, fino alla paralisi. Per frenare la montata lattea , durante lo svezzamento, le mamme applicavano sul seno cataplasmi di prezzemolo. Il succo fresco, una foglia schiacciata tra le dita, calma il dolore delle punture delle api e delle vespe e cura gli ematomi. Un infuso leggero è utile nelle congiuntiviti ed altre infezioni degli occhi.
Originario dell’India,ma ben acclimatato nei paesi del Mediterraneo, il basilico ha le foglie e le sommità fiorite , ricche di olio essenziale: Usato crudo insaporisce le insalate e serve per preparare il pesto, gradevole condimento per la pasta. Un infuso di foglie e fiori di basilico dopo i pasti, ha effetto digestivo, si può usare per sciacqui alla bocca per curare le gengive infiammate e rinfrescare l’alito. E’ un ottimo deodorante per i piedi che sudano, molto indicato un decotto di foglie di basilico e di salvia nel pediluvio. Il basilico è un buon antispasmodico per cui è indicato negli spasmi gastrici, nelle emicranie di natura digestiva o nervosa. Nella medicina cinese il basilico è utilizzato per combattere il mal di testa da raffreddore e per regolarizzare il ciclo mestruale.
Il sedano è ampiamente usato in cucina, sia cotto che crudo, come pianta aromatica ed aperitiva. Dalle foglie e dalle radici si ricavano decotti, unguenti e cataplasmi. Si è dimostrato, prima di tutto diuretico e colagogo, per cui si utilizza nell’insufficienza epatica, nella gotta, i reumatismi e nelle debolezze renali non accompagnate da infiammazione. Come stimolante e aperitivo è consigliabile un bicchierino da liquore di succo fresco, al mattino. A dosi più alte (100. – 200 gr.) questo succo è febbrifugo, di uso provato, specialmente, nelle febbri intermittenti. Un decotto di radici secche, ottenuto facendone bollire 30 -60 gr. in un litro d’acqua e bevendone tre tazze al giorno, a digiuno, mescolato a latte munto di fresco, veniva somministrato ai malati di affezioni polmonari croniche, di catarro, asma e abbassamenti di voce. In caso di irritazione delle vie urinarie, il sedano entrava a far parte delle “Cinque Radici”: sedano, asparagi, finocchio, prezzemolo e agrifoglio, con le quali si prepara uno sciroppo, facendo bollire !00 gr. di foglie di ciascuna di esse in un litro e mezzo di acqua bollente e lasciandole in infusione per 12 ore. Poi si strizza tutto in un pezzo di tela e il liquido ottenuto, mescolato con un kg. di zucchero, si lascia bollire a fuoco dolce, fino a raggiungere la consistenza di uno sciroppo. Se ne somministrano due o tre cucchiai da minestra, al giorno, Le foglie fresche tritate si utilizzano nelle contusioni, gli ingorghi mammari, e le piaghe infette. Secondo la tradizione popolare il sedano, accompagnato da formaggio stagionato, diventa un vero e proprio afrodisiaco.
Coltivato fin dall’antichità più remota, l’aglio, a quanto riferisce lo storico Erodoto, era già usato come alimento dagli operai che innalzarono la piramide di Gizeh,sotto la IV dinastia egiziana. Originario delle regioni mediterranee, ora è diffuso ovunque.L’aglio occupa un posto molto importante tra i nostri rimedi vegetali. Un noto detto popolare asserisce che “L’àgghj jè a spezziarìj du ualène” , rappresenta un’intera farmacia per il contadino, una panacea per i mali più svariati.Dalla sperimentazione moderna è risultato che l’essenza di aglio, composta da solfuro e ossido di allile, rende la pianta un battericida molto attivo ed efficace come antisettico, anticanceroso,ipotensivo, espettorante, febbrifugo e vermifugo. Alla sua azione battericida si aggiungono le proprietà antispasmodiche, utili nella pertosse, nelle diarree, nei crampi di stomaco e nelle dispepsie nervose. L’aglio, in questi casi, agisce come disinfettante delle vie digestive, rispettando, nello stesso tempo, la microflora dell’intestino. Quest’azione stimolante e disinfettante spiegherebbe, secondo molti autori, la rarità delle affezioni cancerose nei paesi in cui si fa grande uso di aglio, come la Cina. L ’azione febbrifuga dell’aglio si ottiene utilizzando un infuso freddo, che si ottiene mettendo a macerare, per una notte, due spicchi d’aglio nell’acqua o nel latte Nell’ipertensione viene consigliata l’infusione alcolica di aglio, con la dose di 20 – 30 gocce prima di ciascuno dei pasti principali, due gioni si e due giorni no.L’aglio è un alimento ricco di sali minerali tra cui lo zolfo organico, particolarmente indispensabile per chi ha un’infezione cronica delle vie respiratorie. Come vermifugo, l’aglio gode una notorietà fin dai tempi antichi. Ai bambini si possono dare alcune gocce del succo spremute su una zolletta di zucchero. L’aceto di aglio ottenuto, versando un litro di aceto bollente su 25 spicchi di aglio schiacciato , è un buon antisettico per il trattamento delle piaghe in suppurazione., Gli spicchi pestati e ridotti in poltiglia si usano per eliminare calli, duroni e verruche badando, comunque, a proteggere i contorni della pelle sana,che potrebbero irritarsi. Si può calmare il bruciore delle punture d’insetti, strofinando la parte interessata con uno spicchio d’aglio, dopo aver estratto il pungiglione. Le radici dell’aglio, oltre ad essere diuretiche, calmano i dolori mestruali. L’aglio si può usare anche per curare il meteorismo dei ruminanti,nella dose di una testa d’aglio pestato in mezzo litro di latte freddo. Nel XIII sec.,per prevenire l’influenza e la bronchite, durante l’ inverno si preparava spesso l’agliata, pestando insieme ad alcuni spicchi d’aglio, delle mandorle o delle noci con del pane e sciogliendo il tutto nel brodo vegetale.
La cipolla, da sempre considerata il cibo del povero,era anche apprezzata per le sue proprietà terapeutiche. Secondo la tradizione, mangiata cruda o cotta, purifica il sangue, favorisce la diuresi e conserva giovane la vescica. Cotta sotto la brace o in poca acqua favorisce l’evacuazione. In infuso o sciroppo ha rappresentato un elemento fondamentale della medicina popolare.
Per coloro che erano affetti da astenia o debolezza muscolare, soprattutto dopo una malattia debilitante, i lupini rappresentavano il rimedio risolutivo. Il suo uso risale al tempo degli antichi Egizi per le eccellenti qualità nutrizionali e proteiche. Tra le virtù terapeutiche prevale quella di stabilizzare i livelli di colesterolo, di glicemia e pressione arteriosa. Contiene aminoacidi essenziali che non possono essere sintetizzati dall’organismo e vanno assunti attraverso gli alimenti, soprattutto l’arginina, indispensabile durante l’infanzia e il periodo dello sviluppo, ed ancora acidi grassi tra cui omega 6 e omega 3,noti per la capacità di limitare il rischio delle malattie cardiovascolari. Questo legume, data l’assenza di glutine, è particolarmente adatto ai celiaci. Considerevole è anche la presenza di vit. A, C, B1 e B12. Quest’ultima essenziale per chi segue una dieta vegetariana, poichè rappresenta una valida alternativa per chi, per scelta o necessità, riduce il consumo di carne.
Con le erbe più diffuse nei nostri campi e nei nostri boschi e che la farmacopea popolare conosceva e usava, i nostri nonni curavano le malattie e le varie infermità, in modo empirico, su consigli tramandati di generazione in generazione. La raccolta dei vari elementi della pianta diventava determinante ai fini della loro efficacia terapeutica, solo se si coglievano al momento giusto. Infatti vanno raccolte in primavera le gemme, le foglie e le cortecce. I fiori, quando sono ancora in boccio, i semi prima che cadano spontaneamente, le radici quando sono ben sviluppate. I vari preparati si distinguono in infusi, quando sugli elementi vegetal viene versata dell’acqua bollente e si lascia riposare per un certo tempo, prima di filtrare e bere nelle dosi stabilite. Il decotto si ottiene versando nell’acqua un certo quantitativo di elementi vegetali e facedolo bollire ,a fuoco dolce, prima di filtrare. Lo sciroppo si prepara, facendo bollire, a fuoco dolce, il succo di erbe medicnali o di frutti ad alto potere terapeutico con un determinato quantitativo di miele o di zucchero. L’unguento si ottiene mescolando il succo fresco della pianta medicinale con vaselina o strutto. Il cataplasma si prepara pestando in un mortaio l’erba o varie erbe medicinali e poggiando sulla parte malata, la pappetta ottenuta, avvolta in un panno pulito oppure facendo bollire a lungo, fino a ridurli in poltiglia, dei semi di lino,di senape o di altri prodotti erboristici, prima di applicarli sulla parte interessata. Tra gli antichi rimedi vanno annoverati i pediluvi con erbe aromatiche e curative,che si fanno con infusi ottenuti immergendo nell’acqua bollente foglie d’alloro, di basilico, di salvia e di menta. I suffumigi si effettuano esponendo il viso ai vapori benefici di infusi di varie piante, respirandoli con il naso e la bocca e con il capo coperto da un asciugamani. Contro le otiti si facevano bollire fiori di malva e di camomilla e si avvicinava l’orecchio al recipiente fumante, in modo da farvi penetrare il vapore. Per curare le contusioni agli arti , si scaldavano dei fiori di fieno, si mettevano in un catino, vi si inseriva il piede o il braccio dolorante e si copriva con una coperta. Per alleviare la cefalea, si mettevano fette di patate sulle tempie e, per lenire il dolore delle scottature , si applicava sopra della patata grattuggiata.





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